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Una risposta realistica ai nodi della crisi e alla lettera della Bce

03/11/2011

Nella crisi italiana i nodi restano quelli definiti dalla lettera della Bce che pone dure condizioni di politica economica al governo italiano. È necessaria una risposta “di sinistra”, realistica nel fare i conti con l’emergenza e credibile nel delineare un programma alternativo

Le discussioni europee al vertice del G20 a Cannes non sembrano trovare una soluzione alla crisi italiana. I nodi irrisolti restano ancora quelli della lettera targata Trichet-Draghi dello scorso agosto, utilizzata nello scontro politico come la scelta ultima e non negoziabile che ci rimane per evitare una deriva rovinosa, nostra e dell’Europa. Siamo in una situazione di stallo, anche a causa di un governo incapace di percepire il pericolo di default del debito pubblico e privo di una visione strategica della politica economica. Ma debole è stata anche la risposta della sinistra alle richieste europee, segnata da un attendismo che appare politicamente suicida.

Sarebbe invece importante una risposta articolata del centro-sinistra ai temi posti dalla lettera della Bce, non solo per segnare la qualità della sua presenza, diretta o indiretta, in un prossimo governo di emergenza, ma soprattutto per qualificarsi come forza credibile di governo sia nei confronti dell’Europa che del proprio elettorato. Una risposta alla richiesta della Bce diversa dalla pura e semplice accettazione avrebbe chiarito le coordinate entro le quali il centro-sinistra intende muoversi non oggi e domani, ma nel purtroppo lungo sviluppo futuro di questa crisi.

Non è difficile tener conto che:

1. La lettera della Bce ha come riferimento un governo di centro-destra e lo richiama al suo programma. Di fronte a una compagine diversa, la lettera probabilmente non sarebbe stata la stessa

2. L’“imposizione” della Bce, nella sostanza e nella forma, appare molto “personale”. Modi e richieste sarebbero state le medesime nei confronti di istituzioni italiane con un diverso maggiore peso e credibilità a livello europeo?

3. È stato detto fino alla noia che il problema non è tanto lo stock del debito, ma il suo rapporto con la crescita. Sebbene il rapporto debito/pil sia l’indicatore di riferimento, è la crescita produttiva a garantire il crescente servizio del debito e questo è ciò che conta per i mercati.

Vi è (era) spazio per “altri” interlocutori di ridefinire le richieste contenute nella lettera in grado comunque di garantire ai mercati la capacità dell’Italia a rispettare gli impegni finanziari presi (il pareggio di bilancio nel 2013 e la riduzione nel tempo del debito), di alleviare così le preoccupazioni della banca centrale (e dell’Ue per quanto riguarda l’Esfs) per l’impegno preso nei nostri confronti, ma soprattutto di mantenere aperta una via non depressiva e iniqua del nostro sviluppo.

Andando al dettaglio, mi sembra che su diversi punti della lettera ci sarebbero solo da fare alcune puntualizzazioni. Sul sistema pensionistico e sui costi del pubblico impiego si potrebbe dimostrare che, con il coinvolgimento delle forze sindacali, è possibile intervenire in maniera equa per controllare la spesa e senza dover ridurre gli stipendi pubblici. Sul sistema di contrattazione salariale collettiva dovrebbe essere naturale per le forze sociali procedere oltre l’accordo del 28 giugno, anche per evitare la strada dei licenziamenti facili. Sulle liberalizzazioni in alcuni casi non si presentano difficoltà, mentre su alcune privatizzazioni (in particolare acqua e alcuni servizi pubblici) il no può essere giustificato (e capito). Sulla spending review si tratterebbe di impegnarsi ad avviarla in maniera pertinente; così come nel render più efficiente la pubblica amministrazione, anche con una seria riorganizzazione dei compiti a livello locale proprio per sfruttare le economie di scala. La costituzionalizzazione delle regole di bilancio, il controllo dell’indebitamento degli enti locali e le clausole automatiche, nella misura in cui esprimono la sfiducia dei partner europei nei confronti della recente gestione della cosa pubblica, potrebbero risultare alquanto smussati nei suoi caratteri prescrittivi in presenza di istituzioni di governo più credibili.

A guardare bene, la maggior parte dei punti, incluso quello riguardante il pareggio di bilancio e la considerazione “principalmente attraverso tagli di spesa", si configurano come interventi (dal lato dell’offerta) per il rilancio della crescita. Che, nella situazione di recessione europea, è una bella contraddizione (e questo lo dicono in molti). Se il punto cruciale è come si fa a rilanciare investimenti e crescita, non si vede perché non dovrebbe essere apprezzata dall’Europa la proposta dell’introduzione di un’imposta patrimoniale – ormai chiesta anche dalla Confindustria – con il cui gettito rilanciare opere infrastrutturali e altre iniziative di stimolo dell’occupazione e della domanda (facilitando da questo lato la riduzione del rapporto debito/pil). Si tratta certamente di un intervento in controtendenza rispetto a quello che ci chiede la Bce, ma non è questo a essere rilevante, bensì la ricerca di un terreno di contrattazione capace di produrre un compromesso che permetta di oltrepassare la stretta contingente difendendo le prospettive di crescita e di equilibrio sociale di più lungo andare.

Certamente si tratta di proposte alternative che dovrebbero avere più approfondita elaborazione per verificare la loro praticabilità – molti contributi in questa direzione sono venuti dal dibattito sulla “rotta d’Europa” apparso in questi mesi sul Manifesto e su Sbilanciamoci.info – ma soprattutto la loro idoneità a contenere le aspettative negative dei mercati e a soddisfare le richieste europee. Ma il segnale più importante sarebbe stata la forte autonoma disponibilità di cooperazione con l’Europa nel trovare una soluzione partecipata all’attuale situazione di crisi; un segnale decisivo sulla “serietà” dei comportamenti futuri dell’Italia poiché orientati a un condiviso modello europeo eretto sul welfare e sulla crescita sostenibile. Ma sarebbe stato anche un doveroso elemento di chiarezza nei confronti del proprio elettorato poiché solo se si riesce a coagulare un ampio consenso elettorale intorno a questa prospettiva sociale, essa può avere un futuro; e la Bce, l’Ue e la Germania potrebbero rinfoderare il loro ruolo di cane da guardia.

 

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APPUNTO DOPO LE LETTERE DELLA BCE AL GOVERNO E DEL GOVERNO ALL’UE

Com’è noto, l’ammontare elevatissimo del debito pubblico e la stentata crescita, in un contesto di grave crisi economica che ha investito, a partire dal 2008, tutti i Paesi occidentali, hanno reso necessario il varo di una serie di manovre correttive, che hanno sempre interessato, ogni volta, anche la previdenza e l’assistenza. Ma non è finita. Si preannunciano, per reperire risorse, ulteriori interventi sulle pensioni, sollecitati dagli organismi europei. Provo allora a fare il punto.

Vorrei osservare che a) il sistema pensionistico italiano, dopo le 7 più o meno importanti riforme varate dal 1992, è per il 3° anno in attivo [1] (nonostante la crisi occupazionale) ed in equilibrio fino al 2050 [2] (l’UE lo sa molto bene, ed anche la BCE, che ha menzionato nella famosa lettera soltanto quelle d’anzianità [3]); b) per quanto riguarda le pensioni di vecchiaia, infatti, è in linea addirittura col “benchmark” europeo [4], poiché è già ora a 66 anni (per effetto dell’eufemistica “finestra” di 12 mesi), dal 2013 a 66 anni e 3 mesi, per effetto dell’adeguamento all’aspettativa di vita; per crescere fino a 67 nel 2021 ed oltre 68 nel 2032 [5]; c) è vero, invece, che non sono state riformate ulteriormente le pensioni di anzianità anticipate (età + anzianità di lavoro), disallineate rispetto alla media Ocse [6]; ma quelle ordinarie sono già a 41 anni e saliranno anch’esse gradualmente in base all’aspettativa di vita.

E’ opportuno puntualizzare, inoltre, che il problema del sistema previdenziale non è soltanto l’età pensionabile di anzianità o non è soltanto il c.d. “tasso di sostituzione”, ma anche l’assenza di un limite agli importi pensionistici. Dai dati dell’osservatorio statistico sulle pensioni dell’Inps, emerge che al 2009 il 2,21 per cento delle pensioni vigenti è di importo superiore ai 2.500 euro mensili, che incidono per più del 10,6 per cento della spesa complessiva [7] (tra queste quelle dei dirigenti, la cui gestione è dovuta confluire nell’Inps perché andata in difficoltà per troppa generosità [8]).
E tutto questo mentre, dai dati Istat sul rapporto annuale dell’Inps diffuso a maggio scorso, emerge che il 70,5 per cento dei trattamenti pensionistici erogati non supera i mille € al mese e che il 39,1 per cento delle pensioni è inferiore a 500 € al mese [9].

In ogni caso, per restare allineati alla media Ocse della spesa sociale complessiva, i risparmi rivenienti dall’aumento dell’età pensionabile di anzianità (da attuare attraverso il meccanismo di incentivi/disincentivi previsto dalla riforma Dini) dovranno rimanere nel capitolo previdenza (e assistenza), ad esempio finanziando il reddito minimo garantito universale (l’Italia è l’unico paese, oltre alla Grecia, che non lo prevede), oppure per adeguare il ‘tasso di sostituzione’ pensionistico per i lavoratori precari.

Dopo aver addossato l’onere del risanamento (140 mld nell’ultimo anno e mezzo soltanto come manovre correttive, escludendo quindi le leggi di stabilità, ex finanziaria) in gran parte sul ceto medio-basso e sui poveri, le risorse indispensabili alla crescita vanno prese da quelli che i soldi ce li hanno: il 10% di Italiani che detiene il 45% della ricchezza nazionale [10].
Le misure ormai sono condivise dalla stragrande maggioranza degli Italiani (tranne Silvio B. e Giulio T. ed i loro utili idioti).
In attesa degli eurobond [11] (non a caso caldeggiati anche da Tremonti) e della TTF [12], occorre:
a) reintrodurre, come ha suggerito anche la Banca d’Italia recentemente [13], l’ICI sulla prima casa dei più abbienti, abolita dal governo Berlusconi (2,5 mld circa), lasciando le franchigie decise dal 2° governo Prodi [14].
b) introdurre, come hanno suggerito, da ultimo, anche le associazioni imprenditoriali, un’imposta patrimoniale ordinaria ad aliquota bassa sulla ricchezza netta al di sopra di una certa soglia, cioè prevedendo una franchigia di almeno 800 mila € [15];
c) ritassare, come suggerito da Pierluigi Bersani, i capitali scudati;
d) eliminare lo scandaloso doppio stipendio ai magistrati fuori ruolo.

La concentrazione della ricchezza e le disuguaglianze sono scandalose e crescenti; basta leggere le statistiche (dell’ONU, dell’OCSE, della Banca d’Italia, non di "Liberazione" [10]), per rendersene conto. O il documento del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, uscito il 24-10 scorso [16]. O basta analizzare sulle spalle di chi, ripeto, sta gravando e graverà l’onere dei 140 miliardi di € (pari a 270.000 mld di Lire) delle manovre correttive varate dall’attuale governo nell’ultimo anno e mezzo. Anche… Catalano direbbe che è più equo se la crisi la pagano anche i ricchi (soprattutto quelli che l'hanno provocata), non solo i meno abbienti ed i poveri.


[1] Riforme delle Pensioni: Amato, 1992; Dini, 1995; Prodi, 1997; Berlusconi/Maroni, 2004; Prodi/Damiano, 2007; Berlusconi/Sacconi, 2010; Berlusconi/Sacconi, 2011.

[1] Il Sole 24 Ore Radiocor - Roma, 28 lug
“Inps: Civ approva consuntivo 2010, avanzo finanziario cala a 1,66 mld”
http://archivio-radiocor.ilsole24ore.com/articolo-961509/inps-civ-approva-consuntivo-2010/

[2] Programma Nazionale di Riforma
Bozza* – novembre 2010
http://europa.dol.it/allegatidef/piano%20Tremonti122384.pdf
N.B.: nella proiezione ivi contenuta, non sono comprese le misure 2011 sulle pensioni.

[3] Lettera BCE
http://www.corriere.it/economia/11_settembre_29/trichet_draghi_italiano_405e2be2-ea59-11e0-ae06-4da866778017.shtml

[4] Joint Report of Pensions 2010 della Commissione europea - News
http://ec.europa.eu/social/main.jsp?langId=it&catId=89&newsId=958&furtherNews
N.B.: I dati sono sintetizzati in questo articolo:
http://www.businesspeople.it/Societa/Attualita/Pensioni-cosa-ci-differenzia-dall-Europa_25723

[5] La Normativa in Materia di Pensioni Pubbliche dopo le Manovre Economiche del 2011
http://www.flcgil.it/sindacato/documenti/approfondimenti/scheda-flc-cgil-la-normativa-sulle-pensioni-pubbliche-dopo-le-manovre-economiche-del-2011.flc

[6] Punti salienti OCSE "Pensions at a Glance 2011"
http://www.oecd.org/dataoecd/16/60/47368940.pdf
Sintesi in italiano
http://www.oecdbookshop.org/oecd/get-it.asp?REF=8111016e5.pdf&TYPE=browse

[7] “L’austerità vista da sinistra”
http://www.lavoce.info/articoli/pagina1002251.html

[8] “L’avventurosa storia dell’istituto di previdenza dei dirigenti industriali”
http://www.manageritalia.it/content/download/Informazione/Giornale/Dicembre2002/pag28.pdf

[9] Dati ISTAT sulla base del Rapporto INPS (v. Fig. 7)
http://www.istat.it/it/files/2011/06/testointegrale20110621.pdf?title=Trattamenti+pensionistici+e+beneficiari+-+21%2Fgiu%2F2011+-+Testo+integrale.pdf
Il rapporto INPS 2010
http://www.pmi.it/file/whitepaper/000560.pdf

[10] Distribuzione della ricchezza
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2563890.html

[11] “EuroUnionBond per la nuova Europa”
di Romano Prodi e Alberto Quadrio Curzio
http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2011-08-22/eurounionbond-nuova-europa-201300.shtml

[12] “Risoluzione del Parlamento europeo dell’8 marzo 2011 su un finanziamento innovativo a livello mondiale ed europeo”
http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//TEXT+TA+P7-TA-2011-0080+0+DOC+XML+V0//IT&language=IT

[13] “E Bankitalia rilancia l'Ici. Ripristinarla sulla prima casa ma tagliando le tasse sul lavoro”
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2011/10/14/bankitalia-rilancia-ici-ripristinarla-sulla.html

[14] “Abolizione dell’ICI”
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2558596.html )

[15] Dossier “Imposta patrimoniale”
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2670796.html )

[16] “Per una riforma del sistema finanziario e monetario internazionale nella prospettiva di un’autorità pubblica a competenza universale”
http://www.pcgp.it/dati/2011-10/24-999999/RIFORMA-MONETARIA-italiano.pdf

P.S.: Per reperire i vari link attivi, do il link al mio 'post'
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2695770.html

UNA PATRIMONIALE EUROPEA PER LA BCE

La proposta di una patrimoniale consistente e pemanente su beni mobili e immobili- a d esempio sopra il valore di 1 milione di Euro- trova da alcuni mesi interesse e audience presso ambienti politico- sociali fino a pochissimo tempo fa del tutto ostili, penso a Confindustria e imprenditori privati e cooperativi, al Terzo Polo, ad ambienti della Chiesa Cattolica, a non pochi quadri dirigenti della Lega Nord ( in Veneto Flavio Tosi). Il gettito, consistente e permanente, va destinato sia alla riduzione del debito sia al finanziamento di politiche che riconvertano ecologicamente l' economia. Su questo terreno credo che la BCE che chiede interventi strutturali per la riduzione del debito e per la crescita, io la chiamo volutamente in modo diverso, sarebbe costretta a confrontarsi. Ci vorrebbe però anche un respiro europeo di questa proposta, a carico della CES sindacale e dei gruppi al parlamento europeo di Verdi, Socialisti e Sinistra.

questione morale

credo che oltre la bontà dei provvedimenti suggeriti,la necessità per al forza politica che si pone come alternativa di dare in maniera chiara e non equivocabile una risposta all'europa ma sopratutto a noi italiani quale indirizzo prendere quali i provvedimenti,sia necessaria un innegabile dose di moralità,cioè dare segnali chiari per una nuova credibilità,la cui mancanza è fuor di dubbio il motivo principale di tanti e troppi guai.di questa credibilità ne è debitrice tutta l'europa