Home / Sezioni / italie / Dosi: «L'Italia può farcela se sta con Tsipras»

facebook-link twitter-link

Newsletter

Registrati alla newsletter di sbilanciamoci.info

Sezioni

Ultimi link in questa sezione

28/11/2015
Storia di droni italiani, diritti e zone grigie
25/11/2015
Mappa / Armi made in Italy
12/10/2015
Il mistero della garanzia giovani
15/07/2015
Talk Real
13/06/2015
Jobs Act e buoni lavoro precariato alla pari?
25/05/2015
Quando la ricerca fa bene al paese
02/05/2015
Cosa dicono le ultime statistiche sul lavoro in Italia

Dosi: «L'Italia può farcela se sta con Tsipras»

10/02/2015

Atene non pagherà mai l'enorme debito. Ma il nostro Paese non avrebbe perdite. Il prof Dosi: «I tedeschi sono stupidi e fanatici». Stathakis: «Casse vuote? Falso».

 

di Giovanna Faggionato

Salviamo la Grecia, salviamo l'Europa.
Oltre 300 economisti e studiosi tra le due sponde dell'Atlantico hanno sottoscritto un appello ai governi Ue per evitare il default di Atene e la lenta agonia dell'intero Vecchio continente.
La lettera è stata pubblicata il 6 febbraio dal giornale di inchiesta francese Mediapart e dice che l'esecutivo ellenico «ha ragione a esigere un annullamento del debito» perché è «insostenibile e non sarà mai rimborsato qualsiasi cosa succeda».
Di conseguenza, non c'è in realtà alcuna perdita per gli Stati europei e per i loro contribuenti.
«SPIEGATE LA REALTÀ AI CITTADINI». «Chiediamo ai creditori di cogliere quest'occasione e di esporre chiaramente e onestamente questi fatti alle popolazioni», scrivono professori statunitensi e tedeschi, danesi e francesi, spagnoli e svizzeri.
«Una politica di minacce, di ultimatum, di ostinazione e di ricatti significherebbe agli occhi di tutti il fallimento morale politico ed economico del progetto europeo».
Tra i firmatari figura anche il direttore dell'istituto di Economia della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa, Giovanni Dosi, già vice presidente della società degli economisti italiani e condirettore della task force sulla politica industriale della Columbia university dove ha collaborato a lungo con Joseph Stiglitz.
«L'ITALIA VINCE SE VINCE TSIPRAS». A Lettera43.it il professore di Economia politica e commendatore al merito della Repubblica spiega la sua scelta: «Finalmente c'è un Paese nell'Unione che dice che il Re è nudo, che le politiche di austerità sono fallite e che la Grecia non riuscirà mai a ripagare questo debito».
Il problema secondo l'economista non sono i mercati, è la politica. E una cosa per lui è chiara: «L'Italia vince se vince Tsipras».

 

DOMANDA. Perché l'Italia dovrebbe difendere la posizione della Grecia?
RISPOSTA. Perché non siamo in una situazione molto differente, anche se ovviamente siamo solvibili. L'Italia deve puntare su Tsipras e Varoufakis, per se stessa e per l'Europa.
D. Secondo i calcoli di Bloomberg l'Italia è esposta per 40 miliardi, ogni cittadino italiano perderebbe 623 euro.
R. I 600 euro sono assolutamente una sciocchezza. Il nostro contributo al prestito è virtuale. Se i greci non ripagano il prestito, noi scriveremo sul bilancio della Banca d'Italia una perdita. E punto a capo. C'è questa idea che i Paesi siano come una drogheria che se fa un debito deve pagarlo e se non lo paga deve pignorare la motocicletta. L'idea che ci sia un isomorfismo tra Stati e attori di mercato non è reale.
D. Ma Standard & Poor's ha già tagliato il rating ellenico: non c'è un problema di credibilità sul mercato?
R. Il mercato non è unico, è fatto di tanti agenti economici che cercano di guadagnare in base alle loro aspettative su quello che la politica farà. E poi la Grecia attualmente ha un avanzo primario. Se non dovesse pagare gli interessi sul debito, non ha nemmeno bisogno di rivolgersi al mercato.
D. Però le banche elleniche rischierebbero la fuga di capitali e il crollo in Borsa...
R. Se la Bce autorizza la banca centrale greca a stampare euro, come può fare, la cosa non è drammatica per la Grecia. Anzi.
D. La Bce non sembra accondiscendente.
R. Draghi ha fatto quella mossa perché era obbligato da precedenti trattati a farla. Però l'ha fatto secondo me soprattutto per fare la voce grossa e dire ai tedeschi: «Vedi che stiamo facendo qualcosa».
D. E se il board della Bce non l'autorizza?
R. Se non l'autorizza allora diventa inevitabile la loro nazionalizzazione.
D. E cosa succederebbe?
R. Alla fine degli Anni 90 un governo svedese di centrodestra ha nazionalizzato le banche dopo una crisi immobiliare. E non se ne è quasi accorto nessuno. I contribuenti non hanno pagato nessun costo. Naturalmente c'è un costo per gli azionisti e i proprietari perchè si ritroverebbero con una bad bank. Il governo nazionalizzerebbe i depositi e lascerebbe il cerino in mano ai banchieri. La cosa devo dire non mi provoca commozione.
D. Quindi in sostanza la Bce c'entra poco, la partita è tutta nelle mani dei Paesi Ue?
R. Esatto. Il rischio grosso è se si costringe a ripagare le tranche del debito da qui a luglio. Allora si andrebbe verso il default.
D. Quali sono le alternative valide per lei?
R. Ci sono varie opzioni: una è la ristrutturazione, cioè una moratoria del debito e un allungamento degli interessi, l'altra è trasformare il debito attuale in perpetuo: un'idea eccellente. Entrambi sarebbero un buon accordo per tutta Europa.
D. Significa che non rimborsano il prestito, ma pagano gli interessi: con questa opzione l'Italia ci guadagnerebbe più di oggi?
R. L'Italia ci guadagna o ci perde se l'Europa fa politiche espansive o no. L'Italia ci guadagna se potesse anche lei trasformare il suo debito in debito perpetuo con interessi legati alla crescita. E anche la Spagna, il Portogallo e la Francia.
D. Il governo Renzi sembra tiepido però.
R. È troppo supino alla Germania e alla Commissione europea.

continua

Tratto da www.lettera43.it