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L’elezione di Napolitano e l’inciucio

20/04/2013

Sul Quirinale il PD non ha ascoltato le richieste della base e ha scelto, con la rielezione di Napolitano, una chiusura al cambiamento. Se non riesce a cambiare le organizzazioni, la spinta dal basso finisce per frantumarle

I movimenti sociali sono solitamente rappresentati come piazza contrapposta ad istituzione. In realtà, istituzioni economiche e politiche sono coinvolte, in vario modo, nelle ondate di protesta: molto spesso come bersaglio dall’esterno, ma anche talvolta come arena esse stesse di mobilitazioni. Lo stesso ‘sessantotto’ iniziò dalle contestazioni all’interno di parlamentini e associazioni studentesche, che vennero poi spazzate via dalla protesta. Occupy#pd, insieme alla rivolta degli elettori democratici contro la decisione del segretario del partito di candidare Franco Marini alla presidenza della repubblica è certamente un esempio di un movimento nelle istituzioni.

Come gli altri movimenti, anche quelli nelle istituzioni possono essere facilitati nel loro emergere sia dalle speranze prodotte dalla apertura di opportunità politiche che dalla reazione a chiusure di quelle opportunità, o a un mix delle due. La storia del movimento operaio è densa di momenti in cui le ondate di scioperi si accompagnano, spesso con qualche successo, alla contestazione della burocratizzazione di sindacati e partiti di sinistra. La democratizzazione dei processi di relazioni sindacali all’inizio degli anni settanta è certamente legata alle mobilitazioni dell’autunno caldo, e una capacità innovativa anche nella sinistra istituzionale hanno avuto il movimento femminista o quello ambientalista, attivando una riflessione critica anche all’interno delle istituzioni partitiche e sindacali.

Come per i movimenti sociali fuori dalle istituzioni, le opportunità sono spesso legate alle divisioni nelle élites, che si producono in momenti di crisi. Proprio la percezione di difficoltà interne spinge una parte dei gruppi dirigenti ad aprirsi agli stimoli provenienti dal basso. Le proteste accesissime che hanno mobilitato elettori, attivisti e (in altre forme) eletti del PD appaiono seguire in parte queste logiche di (limitate) aperture e (involontarie) alleanze. Da molti punti di vista, una mobilitazione dal basso nel partito è stata in parte stimolata da trasformazioni dall’alto, orientate ad affrontare evidenti e crescenti problemi nel partito. Le primarie, propagandate come strumento di democrazia, sono anche strumento di lotte intestine, con una mobilitazione competitiva dei partecipanti. In modo simile, gli appelli di una parte della vecchia dirigenza PD per un partito forte e identitario riconoscono le debolezze del partito “leggero”, cercando sostegno nei delusi dalle esperienze del passato prossimo.

Quelle proteste rappresentano però anche una sorta di effetto perverso (per i dirigenti) di quelli strumenti di mobilitazione, che si volevano limitati, e che invece sono sfuggiti di mano, o di quegli appelli identitari, che si volevano solo retorici, e hanno invece sollevato aspettative reali. Le primarie dovevano essere uno strumento di partecipazione limitata nel tempo e nel contenuto: la scelta dei rappresentanti. La esclamazione attribuita alla Finocchiaro “Ma cosa vogliono questi signori? La base? Non l’ho sentita” è una perfetta illustrazione del fastidio per una mobilitazione che non si è fermata nei limiti stretti che le erano stati assegnati. Altro effetto apparentemente inatteso delle primarie è poi l’ingresso in parlamento di alcuni eletti più giovani e, soprattutto, più dei loro colleghi di lungo corso legati alla loro base elettorale, e meno di loro alle gerarchie di partito. Il fastidio delle gerarchie PD verso le mobilitazioni di elettori e attivisti contro la candidatura di Franco Marini, e il suo affossamento in parlamento, testimonia dell’incapacità di prevedere questa sorta di espansione delle dinamiche di partecipazione, invocate a parole, ma poi temute nei fatti.

I movimenti sociali all’interno delle istituzioni possono portare a riforme, ma anche ad una chiusura settaria, o a un’oscillazione fra le due opzioni. Se la candidatura “anti-inciucio” di Romano Prodi aveva fatto pensare ad un partito che si apriva alle domande di cambiamento, che in qualche modo aveva contribuito a stimolare, la sconfitta di quella opzione e la candidatura “super-inciuciaria” di Giorgio Napolitano testimonia invece di una chiusura rispetto a quelle domande di alternativa che vengono da elettori e attivisti del partito. Certamente le divisioni profonde e le multiple fratture nel partito si riflettono nella debolezza di entrambe le scelte, e nell’incapacità del partito nel seguire l’unica opzione che sarebbe stata coerente con la promessa di partecipazione e premessa di un governo di cambiamento: l’appoggio alla candidatura di Stefano Rodotà. Il movimento nel partito sembra essere ora ignorato, a costo di un suicidio politico sulle cui cause molti si continuano ad interrogare. La proclamata necessità costituzionale di grandi intese a sostegno dell’elezione del presidente è una spiegazione poco credibile a fronte dei tanti presidenti, in Italia e all’estero, eletti a maggioranza semplice (lo stesso Napolitano ebbe appena il 55% dei voti). La propensione al compromesso, dagli effetti politicamente nefasti, con un avversario con le caratteristiche di Berlusconi è certamente incomprensibile, se non si considerano queste divisioni, oltre a potenziali ricatti collegati a connivenze passate e presenti. Non potendo sfociare in una riforma delle forme organizzative e dei programmi del partito, la mobilitazione dal basso sembra destinata ad accelerarne la frantumazione. La debolezza dell’opzione al cambiamento nei vertici del partito trasforma così un’opportunità di rigenerazione in un fattore di accelerazione della crisi.

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Commenti

con quali voti si poteva eleggere Rodotà ?

Mi scusi dottoressa
ma con quali voti si poteva eleggere il prof Rodotà ? tutti quelli di M5S di SEL e di quanti del PD?
Mi sembra mancanza di realismo anche solo indicarla come possibile soluzione concreta. Sarebbe stata la ennesima figura di mancanza di realismo e la ennesima preghiera al M5S senza ne produzione concreta di elezione ne di sviluppi successivi.
La sua trattazione mi sembra una cieca cattiveria nei confronti del PD
reno.

La politica oggi una guerra tra virtu' e disonesta' ? (Altre esternazioni postate su Facebook).

Per comprendere appieno lo stallo attuale della politica nostrana, dobbiamo partire dal presupposto che essa travalica la semplice questione di schieramenti, non si tratta di una lotta tra due concezioni ideologiche una contrapposta all'altra, cioè destra contro sinistra. La guerra in atto è tra buone virtù e relativi pregi e disonestà politica. Di volta in volta schieramenti politici si appropriano delle virtù positive come bandiera di lotta, un'appropriazione indebita e di mera facciata in realtà.

Il cancro della commistione nella politica con la criminalità è cresciuta in modo esponenziale dagli anni 90 e poco o nulla è stato fatto di veramente efficace dai vari governi succedutesi nel tempo. Essa ha trovato terreno via via più fertile grazie soprattutto all'avvento di Berlusconi che per sfuggire ai suoi guai giudiziari aveva necessità assoluta di governare onde emanare leggi opportune a proteggerlo in tal senso. Ecco quindi che cercando consenso popolare senza nessuna remora accoglieva a se portatori di voti spesso di natura anche malavitosa. Questa metodica di ricerca del consenso e quindi di voti appartiene anche ad altri leader della politica, alcuni fortunatamente sono scomparsi dal nuovo Parlamento.

Occorre dire che una crisi economica partita dagli anni 90 ha provocato un maggior afflusso di "talenti" per architettare soluzioni fuorilegge atte all'arricchimento di cricche politico-malavitose .

La politica a tutti i livelli istituzionali è rimasta invischiata da questo cancro della disonestà producendo guai che hanno aggravato un'economia traballante come la nostra, ciò ha provocato un crescente disagio tra i cittadini, che spinti da emozioni di disgusto se ne allontanano, provocando un fenomeno di astensione al voto con numeri importanti. Quindi il sentimento di riprovazione tra la popolazione del degrado morale della politica e della sua classe si è diffuso enormemente, anche tra chi continuava a votare sia per partiti di destra che di sinistra.

Mancava solo un leader capace di radunare a se il malumore oramai diffuso, un leader non nato nell'ambito dei partiti o degli scranni istituzionali, ma un fuoriuscito dell'avanspettacolo, un certo Beppe Grillo, che raccogliendo un popolo numeroso politicamente di varia provenienza, ne ha saputo promuoverne con capacità questi sentimenti comuni. Alle ultime politiche hanno raccolto un successo incredibile, niente male come esordio.
Tralasciano il diario delle vicende politiche ultime ne possiamo però trarne conclusione importante, cioè che tante cose sul degrado morale della politica evidenziate da Beppe Grillo ha trovato in questi ultimi giorni conferma amara.

ESTERNAZIONI DI TULLIO POSTATE SU FACEBOOK.

Il sofista grazie alla sua capacità retorica, è capace di trasformare vittorie in sconfitte e sconfitte in vittorie.

Diciamocelo che Marini avrebbe ricoperto un incarico al di sopra delle sue qualità.

Grillo ha demolito gran parte della CASTA e questo è già un merito, i partiti si sono piegati alle sue istanze facendo a gara a chi più tagliava le varie indennità di mandato, quindi qualcosa ha ottenuto. Grillo aveva proposto un'offerta inequivocabile che Bersani ha ignorato, il PD ha rivelato il suo vero volto, questo fatto provocherà di sicuro un cambiamento del suo peso elettorale, probabilmente a favore del M5S. quindi ora possiamo dire che Beppe Grillo aveva le sue valide ragioni per scagliarsi contro Bersani, reazione di certo dovuta davanti all'esito di trattative riservate. Aspettiamo il voto nel Friuli, indicatore importante dell'umore elettorale, dopo le convulse vicende che hanno portato alla rielezione di Napolitano.

I furbetti della politica se la suonano e se la cantano come vogliono alle spalle del popolo.

Partiti parassiti, per togliere le castagne dal fuoco cercano qualcuno fuori dai partiti (Mario Monti docet !), non si assumono responsabilità. Ma aspettiamo l'esito delle regionali nel Friuli, vero test sull'umore dell'elettorato.

Mettiamo da parte la vanagloria, in effetti ci sono responsabilità da parte del PD e del M5S, mancanza di diplomazia, in politica trattare è un obbligo da cui non ci si può esonerare. Solo i bambini dicono: Con te non ci parlo più.

Tirando via il piede dalla bara, Napolitano si ricandida per superare l'impasse presidenziale, ora il PD può scendere tranquillo nella sua bara, e con lui tutti gli altri galletti democratici.

Elezioni di Napolitano

Ma, qualcuno che ne sa piu' di me mi spieghi.PD,Prodi,Napolitano so chi sono.Inciucio (termine per me abusato,lo si usa ormai anche nel linguaggio corrente),ne conosco il significato.Ma i movimenti dei quali parla la Dott.a Della Porta e tanta parte
di quella sinistra che, in modo neanche tanto malcelato,si compiace della crisi del Pd, perche' ormai ci siamo,(oggi no,domani forse,ma dopodomani...),ecco io quei movimenti proprio non li vedo.Mi sforzo,abito in una zona di Milano che si chiama Citta Studi,mi affaccio alla finestra e vedo migliaia di universitari tranquilli che vanno e vengono nella zona,nessun manifesto politico,qualcosa per il 25 aprile e basta.Ieri sono stato al S RAffaele per una visita:si,i lavoratori in protesta c'erano,ma solo loro,nessuno a portare solidarieta',nessuno sciopero ne' categoriale,ne' generale.La gente sui metro,nelle sale d'aspetto,nei bar,non va oltre la teoria della casta,ci vorrebbe politici giovani,peccato non abbiano eletto una donna ecc.Mi sembra che a Milano siano piu preoccupati per l'Inter.Qualche sera fa i cittadini (come li definisce Grillo)hanno sanguinosamente assalito un campo rom guidati dai fascisti.Il giorno dopo nessuna solidarieta' da partiti,organizzazioni,singoli.Spiegatemi ,non capisco

elezione presidenziale

ma era così difficile, per Bersani & co., proporre un nome "terzo", ma "di sinistra"??? Zagrebelsky no?