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Tor Sapienza: se il rancore si trasforma in razzismo

17/11/2014

Per la seconda notte di seguito, il centro di accoglienza sito in viale Giorgio Morandi, nel quartiere Tor Sapienza -periferia est di Roma -, è stato oggetto di una violenta aggressione. Bombe carta, pietre e fumogeni sono stati lanciati all’indirizzo del centro, che non ospita “circa 60 nigeriani”, come è stato scritto dalla maggioranza dei quotidiani: “in realtà è una enorme struttura su sei piani che ospita un CPA (centro di prima accoglienza dedicato ai minori stranieri non accompagnati), uno SPRAR (Servizio Protezione Richiedenti Asilo e Rifugiati), una casa famiglia, e uffici della cooperativa”, sottolinea una operatrice della struttura. La cooperativa è Un Sorriso, che gestisce il centro su appalto del Viminale.

Dopo l’aggressione avvenuta tra lunedì e martedì, anche questa notte circa un centinaio di persone hanno assalito il centro. “E’ stata un’iniziativa spontanea di alcuni abitanti esasperati. Non è una questione di razzismo né di ronde, siamo solo stanchi, non ne possiamo più. Negli ultimi giorni ci sono stati scippi, un tentativo di stupro e furti negli appartamenti”, affermava ieri, dopo la prima nottata di tensione, Tommaso Ippoliti, presidente del comitato di quartiere Tor Sapienza, di cui il quotidiano La Repubblica riporta le parole. “E’ da tempo che segnaliamo la nostra situazione alle istituzioni, che però non intervengono. Abbiamo bisogno di aiuto perché ormai siamo al limite”.

 

L’aggressione al centro avvenuta due notti fa sarebbe scaturita proprio dopo il tentativo di violenza che una ragazza avrebbe subito nel parco di via Tranquillo Cremona. Secondo le voci che girano nel quartiere “sarebbero stati alcuni dell’est”. Un’indicazione estremamente generica e non supportata da indagini. Ad ogni modo, nel centro non è presente alcuna persona “dell’est”. Così come gli episodi per cui si lamentano i cittadini residenti non sono riconducibili – almeno non tutti – ai migranti del centro di accoglienza, che secondo gli abitanti del quartiere si esporrebbero nudi dalle finestre, molestando i passanti. “Stop invasione”, “Basta immigrati incivili”, si legge su due striscioni. La collera è stata dunque canalizzata contro i migranti presenti nel centro. Ma se ci si sofferma su quanto successo e sulle parole dei residenti, si ha piuttosto l’impressione di trovarsi di fronte a un coacervo di rabbia covata, senso di abbandono, percezione di esclusione dal tessuto sociale. Sentimenti facilmente strumentalizzabili dall’estremismo di destra. “Viva il duce”, “bruciamoli”, “negri di m…”, “andate a casa vostra a violentare le donne” sono alcune delle frasi che hanno accompagnato le aggressioni. Anche se chi era presente, operatori e attivisti accorsi per capire cosa stava succedendo, parla più di singoli individui che di veri e propri gruppi organizzati. Anche se non è mancato, durante le aggressioni, l’intervento di alcuni membri dei movimenti di estrema destra.

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