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Semplicemente No

29/06/2015

Il tentativo di Alexis Tsipras, se anche non dovesse salvare l’Europa, avrà il merito di squarciare il velo d’ipocrisia dominante in questi anni. Se a vincere sarà il No, ci risveglieremo da una colossale bugia. Sarà dura, ma sarà pur sempre meglio che questa Europa, l’unica che abbiamo conosciuto, che è quella del sì al referendum

Tsipras si riprende il titolo di sorpresa politica di questa storica fase europea e indice un referendum sull’ultimatum della Troika. Anche tra chi aveva visto con scetticismo l’operato del governo greco - troppo tiepido nella negoziazione e troppo perentorio nel negare la possibilità di uscita dall’euro - la mossa non può che suscitare approvazione: la logica di riuscire, nel mezzo dell’aggressione europea delle “istituzioni”, a mantenere il sangue freddo e chiedere che il popolo greco si pronunci, è una lezione di democrazia.

Da questo momento è lecito aspettarsi che il terrorismo mediatico non avrà limite: il popolo greco dovrà essere spaventato con l’armamentario di menzogne della propaganda al fine di votare Sì. E lo spettacolo è già cominciato, tra indiscrezioni sulla fuga dei depositi, i soliti sondaggi, e l’apocalissi di calamità che conseguirebbero da una vittoria dei No.

Per questo è importante capire che l’unica speranza di farla finita con questo incubo collettivo in Europa è che prevalga il No al referendum, e dare forza agli argomenti della ragione per contrastare quella che probabilmente sarà una vera e propria guerra mediatica, dove l’arma risolutiva purtroppo la detiene la Banca Centrale Europea, attraverso la linea di finanziamento d’emergenza (ELA). Il punto, che non sembra turbare la gran parte dell’opinione pubblica europea, è che la decisione campale sul fallimento o meno di uno Stato membro stremato da cinque anni di Memorandum, è nelle mani di un istituzione indipendente, la BCE.

L’altra Europa non è possibile

Il tentativo di Alexis Tsipras, tanto generoso quanto disperato, seppur non dovesse salvare l’Europa avrà il merito di squarciare il velo d’ipocrisia dominante in questi anni. Se vince il No, ci risveglieremo da una colossale bugia che ci siamo raccontati. Sarà dura, ma sarà pur sempre meglio che questa Europa, l’unica che abbiamo conosciuto, che è quella del sì al referendum.

Scriveva Hannah Arendt nelle Origini, che il terrore è lo strumento con cui l’ideologia (la-logica-di-una-idea) s’impone sulla realtà con cui si scontra. La fine dell’egemonia tedesca e del sogno collettivo della Pax Europea (o franco-tedesca) lascia spazio alla violenza: gli ideali di uguaglianza e le barriere al mercato che decenni di lotte avevano costruito in questo continente non sono nemmeno più parte del discorso. Ormai il nervosismo del capitale è tale che siamo all’attribuzione di responsabilità dei poveri e dei disoccupati della propria condizione, per scarsa competitività. È una vergognosa colonizzazione del simbolico, che ci vuole tutti imprenditori, innovatori, self made man.

Diceva Bobbio che la democrazia si ferma alla porta della fabbrica. Esplosa la fabbrica, la sua logica ha travolto la democrazia laddove essa si era stabilita. Oggi è tempo di ripristinarla. Solo facendo marcia indietro sull’integrazione finanziaria si ricostruisce lo spazio di azione politico per tornare a parlare di diritti sociali e per regalare a ciascuno la sua narrazione di vita. Al mito costituente o alle scatole vuote alla Laclau, in cui aggregare i movimenti, si deve opporre la libertà e autonomia di questi ultimi, ma dentro a un contesto di politica economica dove ci sia margine d’azione per realizzarne l’agenda.

Fine dell’euro

In questi mesi in Italia si è dibattuto molto sull’eventuale uscita dall’euro. Giunti a questo punto, è importante precisare i termini della questione.

Dalla storia della fine degli accordi di cambio possiamo apprendere, ma non molto. L’evidenza ci dice che ciò che segue al crollo non è così drammatico come viene, deliberatamente, dipinto; e soprattutto implica scelte politiche chiaramente di parte, o a favore del lavoro o del capitale.

Tuttavia, l’evidenza non è appunto sempre calzante: la stima dell’impatto di un evento di questo tipo ha bisogno di un controfattuale, cioè di uno scenario che ci permetta di osservare cosa succederebbe senza il crack. L’unico modo sarebbe trovare un’area comparabile (o le cui differenze siano tutte misurabili) con l’area Euro. Senza entrare nel tecnico, l’esperienza storica presenta tre problemi principali: (a) mentre processi di integrazione commerciale comparabili si osservano in altre epoche storiche, gli attuali livelli di integrazione finanziaria sono storicamente un unicum. (b) In secondo luogo, esperienze di fine di accordi di cambio sono comunque solo parzialmente comparabili con la necessità di reintrodurre una moneta. (c) Banalmente i tassi di cambio si muovono: le determinanti che portano alla fine del cambio fisso stanno agendo anche sui paesi che non stavano dentro all’accordo, distorcendo la misura del controfattuale.

Anche la potenziale analogia con il crack della Lehman Brothers è poco calzante. L’unico aspetto coincidente è il pressapochismo e la stupidità politica della classe dirigente: ciò che si osservò dopo il crack fu quello che gli economisti chiamano il problema dei lemons (i bidoni). Tutti sapevano che c’erano banche solvibili e banche con un sacco di spazzatura a bilancio, in assenza di informazione completa i tassi riflettono l’esigenza di coprirsi se si finisce a prestare soldi ai bidoni, ma a quei tassi le banche “pulite” non si indebitano perché sono punitivi. Risultato: i prestatori sanno che solo le banche fritte chiederanno soldi e nessuno presta soldi a nessuno, con il risultato che il mercato “scompare”, come accadde all’interbancario in quel triste episodio.

In secondo luogo, l’uscita della Grecia sancirebbe de facto la fine dell’euro. Al primo vento di crisi, sui mercati finanziari l’unica domanda rilevante diverrebbe “A chi tocca stavolta?”

Infine, bisogna rilevare che, comunque vada, la Grecia ha un margine di manovra molto ristretto: senza base industriale e massacrata dalla Troika e dai suoi Memorandum, andrebbe comunque in deficit di partite correnti, per il limitato margine sul lato dell’export e perché le importazioni aumenterebbero di costo e sarebbero poco sostituibili nel breve periodo. È ovvio che le manovre di dialogo con Russia e Cina di questi giorni hanno rappresentato un segnale strategico da parte del governo greco ai “partner” europei. È altrettanto ovvio che dal punto di vista geopolitico le conseguenze fanno rabbrividire: l’Ucraina e storicamente la stessa Grecia dei colonnelli (per non citare l’America Latina) sono testimonianze della (assenza di) tolleranza americana delle invasioni di campo.

Una chiosa politica

A livello politico, la vittoria del Sì sarebbe anche pirrica. Di fronte a una nuova dose di austerità, il paese non reggerebbe comunque e al prossimo giro il testimone passerebbe alla destra neonazista di Alba Dorata.

Deve essere chiaro, però, che qualora la Grecia uscisse, qualsiasi tentativo estremo di chiedere ragionevolezza alla Germania per stabilizzare l’euro sarebbe semplicemente scegliere di stare in buona fede dalla parte sbagliata. Se la Grecia esce, l’unica strada possibile per la sinistra è fuori dall’euro. Ora come non mai, siamo tutti Greci. Semplicemente per il No, dalla parte di Tsipras.

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Commenti

Referendum

Il referendum è un potente strumento di democrazia ed è particolarmente opportuno di fronte a questioni di grande importanza (purtroppo in Italia è stato nel passato usato con eccessiva facilità, depotenziandone la validità).
La sua efficacia dipende dalla semplicità del quesito e dalla risposta secca che rende chiaro cosa succederà immediatamente dopo. Volete il matrimonio gay? Si o No? Se vince il Sì ci sarà il matrimono; se vince in No, non cisarà: semplice ed efficace.
I greci sono chiamanti ad un referendum su un testo di 40 pagine, estremanete complesso, in lingua inglese (non mi pare che il governo si sia preoccupato di farne una traduzione in greco, non so) e non si capisce quanto sia definitivo!
Non solo. Tutti sono concordi nel dire che vinca il Si o vinca il No, non si abbia la più pallida idea di quel che succederà immediatamente dopo.
Mi dispiace, ma questo non è un referendum, ma una presa in giro!
Continuo ad essere ottimista e sperare che essere di sinistra significhi qualcosa di diverso, ma non è un caso che da almeno 30 anni non si produca un'idea originale (escluso Piketty) e sia sia finito di elevare ad oracoli Keynes e Beveridge, due pensatori grandissimi, ma pur sempre dei liberali conservatori.
Allora non mi stupisce che diventi un idolo anche Tsipras!

LA TRIPLICA ALLEANZA

Su interventi.com è stata pubblicata un' ipotesi tutta diversa. Attendiamo commenti
Nicola

calma

Cerchiamo di darci tutti quanti una calmata, per favore. Se avete osservazioni sull'articolo vedremo di rispondere, se dovete insultare o fare riferimento a posizioni apparse anteriormente a firma di altri vi prego di dialogare con le persone in questione.

Guido già ne abbiamo discusso: Nell'articolo non facciamo intendere nessun finanziatore, diciamo una cosa ovvia: si stanno guardando intorno e le persone che trovano hanno "string attached". Quello che diciamo è che Se la Grecia esce, allora sarà uno stillicidio di attacchi sugli altri paesi -> deflazione interna -> a quel punto è ovvio che bisogna stare dall'altra parte.

Sconclusionato

Premesso che voterei "no" in Grecia.
Premesso che non credo affatto che il "no" porterebbe all'uscita dall'euro (come ha ammesso Schauble)

Premesso ancora che purtroppo la Grecia non ha nessun finanziatore internazionale, a differenza di quanto si fa intendere in questo articolo (la Russia si è appena ritirata dopo una timida apertura e la Cina ha detto chiaramente che vuole la Grecia nell'euro, non parliamo degli americani che chiacchierano peggio del Rignanese).

La conclusione è che il Grexit porterebbe al disastro economico la Grecia e a dover fare austerità come e più che in questi mesi, ma per un periodo tutt'altro che breve.

Molti a sinistra diventeranno improvvisamente noeuro per reazione. E' comprensibile, ma non è razionale. Difatti questo articolo ha una conclusione politica che non discende in alcun modo dall'analisi economica che la precede.

Per quanto è perfettamente evidente che l'UE è una sorta di "dittatura della liquidità", non si getta un popolo in acque incognite per fare dispetto alla Merkel.

Il problema comunque non si porrà neppure perché i greci voteranno "sì". E la sinistra con simpatie noeuro dovrebbe da questo imparare una lezione.

Ovvove

Ma come?!
Non bisognava "evitare la deriva antieuropeista che in molti paesi del continente accomuna alcune sinistre radicali alle peggiori destre populiste e svelando la FOLLIA DEL RITORNO ALLE MONETE NAZIONALI che pure rischiava di affascinare troppi a sinistra." (Norma Ruggeri e Angelo Mastrandrea 12 ottobre 2011)

MA COME "SE"???

Cioè non è ancora chiaro che l'euro È l'austerità?
Vergogna.

Semplicemente No

Prima ancora di un'adesione razionale, i temi e le reazioni che l'articolo presenta muovono spontaneamente in me un'adesione viscerale ed emotiva, che è a mio parere il segno di una verità di fondo, l'esigenza umana di non essere schiavo dei conti limitativi dei ragionieri non perché questi conti non siano importanti (sarebbe sciocco dire il contrario), ma perché esiste qualcosa di ancor più importante, che si chiama dignità degli esseri umani e dei popoli. O l'Europa riscopre la propria dignità accedendo a questa semplice verità o è veramente perduta. Mi astengo da ogni commento sul comportamento del nostro presidente del consiglio, si sta decidendo la vita o la morte dell'Europa e lui si preoccupa di far bella figura con gli adorati media, scrivendo per giunta i suoi commenti in inglese. Ma a Firenze qualche secolo fa non era nato qualcuno che di politica e di libertà se ne intendeva, e che scriveva in fiorentino schietto e parlante?

semplicemente no

"È ovvio che le manovre di dialogo con Russia e Cina di questi giorni hanno rappresentato un segnale strategico da parte del governo greco ai “partner” europei. È altrettanto ovvio che dal punto di vista geopolitico le conseguenze fanno rabbrividire: l’Ucraina e storicamente la stessa Grecia dei colonnelli (per non citare l’America Latina) sono testimonianze della (assenza di) tolleranza americana delle invasioni di campo."

Bella questa: la Grecia potrebbe allearsi con Russia e Cina ma (a parte che la Cina ha già dichiarato che preferisce la Grecia nell'Ue) gli Usa non lo permetteranno mai! Ovvero come aggirare LA domanda. Sotto l'ala di russi e/o cinesi i lavoratori, pensionati e disoccupat i poveri greci se la passerebbero meglio?

Geopolitica

E figurati se quando nomini il populismo reazionario non spunta subito fuori l'amico Vincesko, detto il mangia-crucchi, terrore dei banchieri centrali europei e martello dei (neo) liberali di ogni risma! Ora sappiamo che sa anche sfogliare il dizionario. Coraggio Vincesko, vedrai che il compagno Tsipras, con l'aiuto dell'amico Putin e la benedizione della Santa Ortodossia porterà presto in Europa un bel pezzo di Venezuela!

Reazionario

Uno dei tanti frutti malati di questa UE reazionaria a trazione tedesca è lo stravolgimento, oltre che della matematica e della logica, della lingua.

reazionario
[re-a-zio-nà-rio] agg., s. (pl.m. -ri)
• • agg. Nel l. politico, perlopiù con valore negativo e polemico, che auspica il ritorno a regimi e metodi politici autoritari; estens. fortemente conservatore:ambiente, partito r.; idee r.
• • s.m. (f. -ria) Nel sign. dell'agg.
• • a. 1855
http://dizionari.corriere.it/dizionario_italiano/R/reazionario.shtml

Populismo reazionario

Il populismo reazionario di Tsipras si è alleato ai nazisti e alla destra nazionalista contro l'Europa democratica e le sue libere istituzioni. Non è un caso cha abbiano gli stessi nemici: sostengono le stesse cose e vogliono le stesse cose. E' un dejà vu: si era già visto negli anni '30. E il conformismo di sinistra da italietta si accoda entusiasta...