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L'anno perduto tra Berlusconi e Monti

15/12/2012

È bastato che Silvio Berlusconi si riaffacciasse sugli schermi, col volto mal tirato in su – ci sono limiti, non fosse che d’età, al rifacimento dei tratti – perché l’Italia corresse a rifugiarsi sotto l’ala di Mario Monti. O l’uno o l’altro, tertium non datur. Non sono la stessa cosa, come suggerisce Alberto Burgio, anche se la rotta che indicano è sempre “a destra tutta”, ma da tempo gli italiani sembrano disabituati a pensare che la distinzione fra destra e sinistra abbia ancora senso. Oggi non ci sarebbe che “quella” rotta, indicata dalla prevalenza del finanzcapitalismo, come lo chiama Luciano Gallino, assai pudicamente corretta dal recente vertice europeo – ma la strizzatina d’occhio agli evasori fiscali, il primato agli interessi privati come metodo di governo e di vita, qualche battuta antieuropea e finto popolare – “lo spread? chi era costui? – un certo plebeismo considerato spiritoso si riconosce in Berlusconi come in Grillo e simili. Non hanno del tutto torto all’estero a vederci come una perpetua commedia dell’arte, Pulcinella o Arlecchino vincenti sulla stoltezza altrui. E quella metà della gente che non predilige la furbizia si rivolge a una figura che appare più frequentabile per costumi e decenza.

Stiamo perdendo troppo tempo. Tertium non datur perché non esiste una sinistra sufficientemente forte per darsi una politica convincente e diversa dal rigore. Eppure non è cadere dalla padella del cavaliere di industria nella brace del liberista tutto d’un pezzo. Sono ormai tante le voci degli esperti che avvertono: su questa strada l’Europa del sud sta cadendo in un buco sempre più profondo, in una crisi di società sempre meno agibile. Si ha un bel rosicchiare sulle spese pubbliche, anche con più energia ed equità di Monti, finché non ci sarà una svolta nell’economia l’impoverimento del novanta per cento della gente continuerà fino a limiti insostenibili. Già lo sono: la percentuale dei disoccupati nel continente, più che raddoppiata per i giovani in cerca di impiego, pesa come un macigno. Attorno ai quattro milioni dichiarati in Francia e più che presunti in Italia, con almeno altrettanti precari e lavoro al nero, specie di donne e stranieri, è meta delle forza di lavoro che vacilla o già si trova sotto il livello di povertà. La spugnosità dell’Italia degli anni ’70 e ’80 non esiste più, lo scarto fra redditi da lavoro e da patrimonio, mobiliare o immobiliare, svolazzante sui mercati mondiali, si è invertito a favore dei secondi e non c’è traccia della lucetta che Monti diceva di intravvedere già in fondo al tunnel. Gli indici di crescita dell’Europa, già assai bassi, non accennano che a diminuire e perfino il Fondo Monetario Internazionale avverte: attenti, se non crescete state andando nel baratro.

E non si tratta di piccoli raggiustamenti. Occorre mettere un freno alla caduta produttiva e conseguente impoverimento dei più per ricostituire una crescita – altro che lo schema argentino, il cui esile fiato sta finendo. In verità c’è dovunque un correggersi delle previsioni, anche la Cina cresce meno di alcuni anni fa, il volto economico del mondo è tutto un fremito di varianti. Ma non è pensabile di salvare l’Europa e la sua moneta attraverso alcune sagge manovre della Bce in presenza di un permanente calo delle merci da produrre e vendere fuori dal paese e dell’esercito salariato che le produce e le acquista: non occorre essere un economista per capirlo. Occorrerebbe tagliare qualche artiglio di più alla finanza, restaurare qualche controllo sul movimento di capitali (come ha spiegato Andrea Baranes), contrattare, possibilmente assieme agli altri paesi del sud in via di soffocamento, un ragionevole rinvio del debito, se non la sua quantificazione, e ristabilire un potere politico sulle politiche economiche. È insensato che l’Europa si sia privata di tutte le sue più importanti capacità produttive dell’acciaio (ed era un bene costruito con i soldi pubblici) per venderle al miliardario indiano Mittal, il quale adesso chiude alcuni altiforni conservando le produzioni di acciai ad alto valore aggiunto, senza che gli stati possano difendere i lavoratori messi per strada, la cui assistenza come disoccupati ricadrà su di loro. Il tutto in attesa che la mano invisibile del mercato, socialmente cieco, offra chissà quando e dove un impiego. Balorda l’idea che il continente potesse spogliarsi impunemente delle risorse strategiche – l’acciaio non è una merce optional. E chi rappresenta i lavoratori dell’acciaio o dell’automobile rimasti senza lavoro? Chi ha le possibilità di cambiarne le condizioni? Perfino la Germania comincia ad ansimare.

Alla faccia delle Costituzioni, chiamate in ballo soltanto per confermare il primato del mercato e dei conti i pubblici, tranquillamente disattese per quanto riguarda i diritti: Marchionne può riconoscere o disconoscere i sindacati, nulla succede, nessuno lo incrimina. In Francia, la Psa (Peugeot-Citroen) si libera di ottomila posti, cancellando un intero paese dell’Ile de France che le lavorava dentro o nell’indotto, e ha chiesto l’altra sera altri millecinquecento licenziamenti – fuori di sé, gli operai hanno demolito tutti i materiali della direzione mentre la gente e i sindacati perbene si sono scandalizzati: quale violenza! Mentre ridono del tentativo del governo di nazionalizzare, confusamente e pro-tempore. Ma dove si credono. E la concorrenza? E i trattati?

In Italia Mario Monti si tira fuori per vedere come se la caverà il paese senza di lui. Berlusconi spaventa gli avversari più di quanto incanti quelli di casa sua, dove regna la più grande confusione. Ha fatto un movimento verso la Lega e Maroni lo mandato a spasso, la sua sola risorsa essendo il mito di onestà che circondava i leghisti prima degli incidenti dei Bossi. Ha tentato un altro passo verso Monti, proponendogli (udite udite) di orchestrargli la campagna elettorale, e ne ha avuto lo sdegnoso invito ad andare a quel paese. E però Monti non è riuscito a dotarsi di un esercito. Ha dietro di sé tutti i vescovi, cosa mai vista – perché va in chiesa tutte le mattine – ma Andrea Riccardi e Luca di Montezemolo non hanno ampliato le file dei poteri e dei personaggi che dovrebbero formare con Casini l’invincibile centro. Neanche tutto il Vaticano e il papa bastano a rifare di colpo un’edizione aggiornata della democrazia cristiana.

E in questa situazione, che sarebbe la più favorevole a una mite sinistra, questa manda segnali che più vaghi non potrebbero essere. In rapporto alla svolta di cui sopra, nulla. Bersani si augura che Monti non si ripresenti, sottintendendo che montiano è già lui. Ma se si ripresenta, gli sarà un alleato fedele. Nichi Vendola scommette sulle difficoltà che avrà Bersani a tenere assieme metalmeccanici, disoccupati, precari e Casini, scommessa più che rischiosa. Berlusconi incassa rifiuti ma le sue risorse – i media, arma fatale – sono più estese di quelle altrui.

In Italia l’antieuropeismo – fuori dall’Europa, fuori dall’euro, fuori dalle palle gli immigrati, soli e autarchici – non ha la forza del Fronte nazionale francese, con il quale su questo tema flirta il Fronte delle sinistre di Melenchon (appena più prudente il Pcf), ma la comunanza degli obiettivi fa spavento e rafforza il pilatismo dei democratici per bene. Così, se una svolta seria sarebbe la salvezza di una sinistra, questa non si vede. Non ha votato senza aprir becco quel “Fiscal compact” che le preclude ogni possibilità di movimento? Arancioni e magistrati, Alba e Verdi, ora come ora, la minacciano più che non la sostituiscano. Così l’Italia si è scordata di come sono finiti gli anni venti del secolo scorso e, ignorando ogni avvertimento, propone un modesto cambio di persone per continuare a fare quel che finora ha fatto. Siamo al punto di un anno fa.

***

Gli ultimi articoli di Rossana Rossanda pubblicati su sbilanciamoci.info:

Promemoria Dopo le primarie, reinventare la politica (30 novembre 2012)

Promemoria Un anno dopo, Monti e a capo (23 novembre 2012)

• Ritorno a Firenze. Oltre il muro liberista (2 novembre 2012)

• L'Europa difficile (3 luglio 2012)

Rossana Rossanda ha curato il dibattito "La rotta d'Europa" raccolto negli e-book scaricabili

***

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Commenti

Gli intelligentoni, il complesso edipico ed il principio di realtà

@Patrick
A leggere “intelligentone” Le sono fischiate le orecchie, dica la verità.
Nulla di personale, ma mi permetta di dirLe che Lei è intelligentone, ma non… molto intelligente.
La informo che io non sono né professore di economia né montiano, anzi sono anti-montiano e da un anno “bastono” volentieri gli sleali parlamentari “montiani” del PD.
se dà un’occhiata al mio blog, vedrà che ho scritto i seguenti ‘post’:
“Il governo Monti al capolinea” (27/8/2012) http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2751835.html
“Il Prof. Monti e lo statuto dei lavoratori, manovra diversiva, in parte persino inconsapevole” (15/9/2012) http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2753968.html
“La macroscopica mistificazione pro-Monti e la slealtà dei democratici ‘montiani’” (2/10/2012) http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2756061.html
“Fuoco incrociato, Grilli fucilato” (3/10/2012) http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2756283.html
“Chi è nato tondo non può morire quadrato” (20/11/2012) http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2762325.html
"Il Prof. Mario Monti, il millantatore" (4/12/2012) http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2764086.html
“Il missionario Mario Monti” (21/12/2012) http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2765922.html

E’ che mi sono limitato semplicemente a fare 2+2 (di cui sono uno specialista, per il resto sono molto ignorante) e constatato che la signora Rossana Rossanda ha detto una sciocchezza. Checché ne dica Krugman (col quale concordo per la cecità dell’Europa, dove risiede in gran parte la soluzione della crisi, e che oso pensare sarà d’accordo con me), dopo manovre correttive per 330 mld di importi cumulati (267,3 mld Governo Berlusconi; 67,2 mld Governo Monti: un rapporto di 4 a 1, quindi, mi spiace dirlo, l’Italia è stata “salvata” molto di più da Berlusconi, in maniera molto iniqua, che da Monti; cfr. *), noi povericristi stiamo peggio di un anno fa, ma i conti pubblici molto meglio, e quindi dovremo fare – si spera - molto meno sacrifici. Ed i soldi per la crescita e gli ammortizzatori sociali universali, se vince il Csx, li si potrà e dovrà chiedere ai ricchi.
* LE CIFRE. Le manovre correttive, dopo la crisi greca, sono state: • 2010, DL 78/2010 di 24,9 mld; • 2011 (a parte la legge di stabilità 2011), due del governo Berlusconi-Tremonti (DL 98/2011 e DL 138/2011, 80+60 mld), (con la scopertura di 15 mld, che Tremonti si riprometteva di coprire, la cosiddetta clausola di salvaguardia, con la delega fiscale, – cosa che ha poi dovuto fare Monti – aumentando l’IVA), e una del governo Monti (DL 201/2011, c.d. decreto salva-Italia), che cifra 32 mld “lordi” (10 sono stati “restituiti” in sussidi e incentivi); • 2012, DL 95/2012 di circa 20 mld. Quindi in totale esse assommano, rispettivamente: - Governo Berlusconi: 25+80+60 = tot. 165 mld; - Governo Monti: 22+20 = tot. 42 mld. Se si considerano gli effetti cumulati da inizio legislatura (fonte: “Il Sole 24 ore”), sono: - Governo Berlusconi-Tremonti 266,3 mld; - Governo Monti 63,2 mld. Totale 329,5 mld. Cioè (ed è un calcolo che sa fare anche un bambino), per i sacrifici imposti agli Italiani e gli effetti recessivi Berlusconi batte Monti 4 a 1. Per l'equità e le variabili extra-tecnico-contabili (immagine e scandali), è anche peggio.
(Cfr. Il lavoro ‘sporco’ del governo Berlusconi-Tremonti http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2747515.html ).

PS: Per concludere, un omaggio personale a Lei ed agli altri intelligentoni, una vera iattura per l'Italia:
“Differenza tra ‘destri’ e ‘sinistri’” http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2585732.html
[...] Il comunista massimalista è invece – per definizione – un “ottuso” (= intelligentone), a-logico, a-pragmatico, “benaltrista”, obnubilato dall’ideologia e, non avendo risolto il complesso edipico, se ne lascia dominare e non gli va mai bene nessuna soluzione e perde tempo ad "ammazzare" tutti i giorni il proprio padre. [...]

Abbiamo perso dal 1968 ad oggi.

Il 1968 era l'anno della passione, del credere ad un cambiamento radicale di una società vecchia e logora. Quali errori sono stati commessi? Dobbiamo trovare un'analisi a questo, un'analisi attenta e più plausibile che ci sia. Questa " cosidetta crisi " che stiamo vivendo ora non nasce nel 2008, ma bensì dagli anni 70. E' una crisi lontana, una crisi dell' esistenza dell'uomo a farlo diventare sempre più merce e carne da macello. Per capire questo ci sono voluti 2 movimenti distinti da loro ma nello stesso tempo integrati al cambiamento. Il movimento Zapatista del 1994 e Seattle 1999. Il movimento Zapatista ci ha fatto capire l'importanza di essere internazionalisti e il movimento anti global di che cosa stava succedendo e quali possibili scenari potevano aprirsi. Io penso che l'errore madornale è ritornare al dualismo ed è cosa che sta tentando in questi giorni Berlusconi, basta sentirlo parlare e Bersani che è l'eterno perdente, è il significato della sconfitta della sinistra borghese. Dopo un anno di aver fatto passare inaccettabili condizioni al popolo schierandosi apertamente con Monti si ritrova di nuovo nel dilemma del parlamenterismo che funziona solo per la loro casta politica. Tenersi privilegi, stipendi e poltrone il più possibile e difendere la ricchezza. La dimostrazione? Dopo la caduta di Berlusconi niente votazioni, niente tagli alla politica, niente legge elettorale che Bersani e tutto il PD spalleggiavano. Diciamocelo chiaramente che PD e Sindacati non sono altro che un freno alle lotte operaie, alla divisione dei lavoratori. Hanno sempre e sempre nel nome del popolo fatto gli interessi dei poteri occulti e al potere occulto servono proprio loro. altro esempio? Basta guardare alla NO TAV e a cosa succede e quale ruolo hanno assunto PD e Sindacato.Vendola appoggiando Bersani ha fatto un errore clamorissimo. Meno male che c'è Casini che aprendo a Monti non vuole più Bersani in giro. Mentre Bersani che vive su un altro pianeta insiste l'inciuciamento delle alleanze con i moderati. E' vero, ma che cosa è la sinistra? Che cosa è la destra? Che cosa sono questi moderati? Tutte fandomie che vogliono loro per distogliere la gente dai veri problemi che sono costretti a vivere. Sono 40 anni che perdiamo tempo alle analisi delle alleanze, mentre cresce la disoccupazione, mentre cresce la povertà nel mondo. In Italia quando mai si è parlato di povertà? Oggi ne stiamo parlando. Bisogna ricostruire i cambiamenti dal basso. Le persone devono prendere coscienza di che cosa vogliono e come lo vogliono. " Da ciascuno secondo le sue possibilità a ciascuno i suoi bisogni." Queste sono parole di Marx e di Kropotkin intorno al 1850-60. Parole validissime soprattutto oggi. I cambiamenti si ottengono dal basso e in orizzontale. Ripensare il mondo significa mandare questa gente a casa, attraverso lotte e organizzazioni che operai, studenti, donne, disoccupati, esclusi della società si danno. Se non c'è questo possiamo aspettare per altri 100 anni perchè ci sarà sempre un Berlusconi di turno e un Bersani di turno. Diamo risalto in maniera forte alle lotte in questo periodo. Diamo risalto a quei uomini che salgono sulle gru, che occupano ospedali, che rifiutano di essere considerati merci. Ci vogliono tristi e addolorati, dobbiamo imparare a ridere e sorridere. Vale più un sorriso di una casalinga che tutti i fiumi di parole di Bersani, Berlusconi, Casini e Vendola messi insieme. Vale più un ragazzo o ragazza che legge un libro su una panchina che tutti questi politici professionisti. Incominciamo a creare alternative diverse nella nostra quoditianità per puntare al rifiuto totale di questa società di mediocri che ci hanno buttato diritti dentro un burrone. Dobbiamo iniziare da subito perchè il colpo di Stato è stato fatto. Non ce ne siamo accorti? Male, malissimo, ancora non siamo al bastone, ma basta vedere come la repressione è violenta nelle manifestazioni, per carità succedeva anche negli anni 70. Ma mai così violenta a menare ragazzini che sfilano, a buttare in carceri chiunque apre bocca. Fino a quando ci toglieranno la parola su internet? Ci stanno provando e ci provano tutti i giorni. Poi abbiamo veramente chiuso. Grazie.

Arancioni, Alba, Verdi, Rifondazione...

Cara Rossanda,
Le tue analisi sono sempre spietatamente lucide. Una dimostrazione di cosa possa ancora darci di valido per l'oggi un coerente e solido pensiero marxista, attento alla realtà ed alle sue sfumature. Dissento solo sulle conclusioni. Ho trovato inspiegabile, dal punto di vista logico prima ancora che politico, la svolta di Vendola. Ero con SEL e, ahimè, mi pento di aver partecipato alla nascita di quel movimento, contribuendo anche io, nel mio piccolo, a buttare all'aria quel fortino assediato che rimaneva del partito della Rifondazione Comunista. Il governo Monti è stato sostenuto convintamente dal PD. Ho militato a lungo nei DS, sperando potessero essere un moderno partito del lavoro. Hanno scelto di cancellare ogni ispirazione proveniente dalla dialettica capitale/lavoro. Il PD stesso nasce all'insegna di un'abiura: quella della visione dialettica della società, che ne permetteva una critica economica, sociale, politica. Altro orizzonte, i democratici, oltre a quello "riformista ed europeista" – nell'accezione che questi termini hanno preso nel linguaggio politico italiano di questi anni – non possiedono. Il sindacato, la CGIL, è imbrigliato dentro questa logica, mentre la crisi ed il montismo fanno scempio del lavoro, del salario, delle vite delle persone. Alba, Rifondazione, i magistratii, il cosiddetto quarto polo, arriva tardi e forse non benissimo. Eppure non vedo alternativa a questo tentativo, se non l'astensionismo. Che non mi ha mai entusiasmato. Il PD è ormai perso. Se persino Hollande, espressione di un partito dalla cultura sicuramente composita ma altrettanto sicuramente gelosa delle prerogative della Republique, ha chinato il capo di fronte al fiscal compact, cosa possiamo aspettarci da un partito nato dalla cultura veltroniana, blairiana e dagli articoli di Michele Salvati – stimatissimo ma liberale senza tentennamenti, perdinci – sulle colonne del Foglio? La sinistra, sono d' accordo, non si ricostruisce con una lista raffazzonata di arancioni, comunisti ed intellettuali messi insieme all'ultimo minuto, ma non mi sembra che ORA vi sia il tempo e la possibilità di fare gli schizzinosi. Una decina di parlamentari permetterebbe di dare voce, risorse (sì anche quello delle risorse è un problema) e una prima impalcatura ad un cantiere. Il rischio è che passi il segnale che i giochi siano fattti per sempre. La chiusura dell'universo di discorso. Con stima immensa.

@ vincesko, e altri pensatori dello stesso stampo

Guardi che a me sembra addirittura penoso far finta - o essere veramente convinto - di non vedere la realtà.

Persino Paul Krugman fa un suo mea culpa in merito all'acciecamento suo e dei suoi colleghi, ed è ormai convinto - come sembra ovvio a chi presta un minimo d'attenzione ai fatti - che in fondo all'agenda Monti c'è solo il baratro. In questo ha anche ragione: non siamo allo stesso punto di un anno fa, siamo peggio, se non per il decoro.

Ecco Krugman: "I think our eyes have been averted from the capital/labor dimension of inequality, for several reasons. It didn’t seem crucial back in the 1990s, and not enough people (me included!) have looked up to notice that things have changed. It has echoes of old-fashioned Marxism — which shouldn’t be a reason to ignore facts, but too often is. And it has really uncomfortable implications."

Fonte:
http://krugman.blogs.nytimes.com/2012/12/08/rise-of-the-robots/

Gente come Lei - niente di personale - Monti ed altri professori di economia continuano a dare la precedenza alle proprie convinzioni ideologiche - a me non riesce parlare di "scienza economica" in questo contesto - sui fatti. Un mio professore insisteva giustamente, in merito, che una disciplina che non s'interessa ai dati di fatto non puo' chiamarsi scienza. Con le ricette economiche liberiste alla Monti, siamo proprio li'.

Come la mettiamo che un "Professore" che crede ciecamente nel mercato - e alla bontà della propria politica, quando vede che questi benedetti mercati se ne sbattono delle sue misure recessive, venga poi a dire che i mercati non lo comprendono? Non sarebbe questa la più sonora bocciatura della propria ideologia?

Non siamo al punto di un anno fa

"Siamo al punto di un anno fa".
Dopo manovre correttive per un ammontare complessivo cumulato di ben 330 mld ed il quasi azzeramento del deficit nel 2013, è semplicemente falso. I problemi non mancano, ma come un anno fa sicuramente non siamo: basti considerare i tassi ai quali ora collochiamo i titoli di Stato, per cui pagheremo interessi inferiori. L'aumento della disoccupazione è solo apparente perché causato soprattutto dal travaso da inattivi, non da un calo degli occupati. Al debito, se c'è fiducia e l'obbligo del pareggio di bilancio (al netto delle misure anti-cicliche), salvo addolcimenti del "fiscal compact" (come Bersani ha detto chiederà, con l'aiuto di Hollande), si può pensare con relativa tranquillità. Certo, la globalizzazione esige i suoi prezzi salati (il pendolo del potere economico, dopo 250 anni di dominio dell'Occidente, è tornato ad oscillare verso Oriente) e richiede perciò serie misure anti-crisi (ecco il "Promemoria delle misure anti-crisi" http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2761788.html ) e l'impegno assiduo di chiunque governerà in Italia e nel resto d'Europa per almeno i prossimi 15 anni, probabile durata dell'attuale crisi, ma come un anno fa certamente non stiamo.
E' sorprendente che una persona seria ed intelligente come Rossana Rossanda (similmente ad altre di estrema sinistra come lei) possa fare un'affermazione così palesemente falsa? No, se si considera che la scelta politica è conseguenza della struttura psicologica, e quelli di estrema sinistra sono "strutturalmente" inclini al pessimismo, a vedere il bicchiere sempre almeno mezzo vuoto, ad essere perennemente insoddisfatti delle soluzioni e dei risultati.

Rispondendo a Rossanda...

Un'Europa con la Russia al suo interno, come Geografia comanda e come dall'Atlantico al Pacifico forse avevano pensato quelli di Ventotene, i veri Federalisti intendo, farebbe tremare le vene ed i polsi a capi di stato e di governo delle altre parti del mondo, sempre che, come dice Rossanda, la politica riesca ad avere la meglio sull'economia e la finanza, tutte decentrate si sa bene dove, con il concorso di ciascuno: e se manca l'intelligenza politica degli 'attori' di turno, deve verificarsi concretamente la presenza in tutti di una esigente autoformazione per studiare soluzioni e percorsi da esplicitare poi e da condividere, senza delegare a nessuno il proprio destino. Aver condannato al silenzio i pensatori laici italiani che non avevano culle di protezione nel senso ideologico del termine (mi viene in mente soltanto per ora il 'conflitto' tra Togliatti e Silone, ma gli esempi sono ben tanti), ha allontanato nel tempo la costruzione di una maturità politica e sociale che ci apparteneva da tempo. Ora certo sarà più difficile ma gli schieramenti nella guerra fredda 'provocata' hanno arricchito solo i produttori di armamenti, fiaccando le energie della maggioranza. I codici del pensiero politico e le sue rappresentazioni semantiche vanno ripresi in mano (destra-sinistra ora desueti in un controverso conflitto non più costruttivo di soluzioni congrue; Alba e Arancioni etc.), come si deve, perchè il male maggiore è l'adattamento e l'inazione, accompagnati dal bisogno ancestrale di delegare il più forte a sostituirti nell'azione. Ecco perchè Rossanda richiama il clima degli Anni Venti ed io insisto sui danni epocali dopo il trattato di Versailles.
Ilia Pedrina