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Senza il vento della storia

22/04/2015

Questo nuovo libro di Franco Cassano (Senza il vento della storia. La sinistra nell’era del cambiamento, Laterza. Euro 12) estremamente concentrato (meno di 90 pagine) è una frustata per tutti noi che ci diciamo ancora di sinistra. Il mondo cambia e se non ne prendiamo atto, sforzando la nostra intelligenza, continueremo a sottostare al capitalismo che si rinnova e si intreccia con le aspirazioni delle persone e dei popoli. Il comunismo non è più sostenuto dal vento della storia presente (e ne siamo depressi e coscienti), perché la storia è cambiata, non è più quella di quando diventammo comunisti. Questa verità spiega anche la dissoluzione attuale di quelle che una volta erano le grandi forze dell’anticapitalismo. È una verità espressa anche da Maurizio Landini, che lotta contro il capitalismo, e afferma che i partiti di sinistra non ci sono più e che anche i sindacati sono molto indeboliti. Ci vedo una convergenza con Cassano, e aggiungerei che vedo un’altra significativa convergenza tra la “coalizione sociale” proposta da Landini e la “costruzione del popolo” che conclude lo scritto di Cassano.

Insomma il vento della storia non soffia più dalla nostra parte. Lo sfruttamento e il dominio dei pochi persistono (qui la storia non cambia), ma la storia ne ha cambiato le forme e noi non lo vediamo. Proprio il 27 marzo di quest’anno la rivista Internazionale ha pubblicato un saggio ripreso dalla London Review of books’dal titolo “Il capitalismo dei robot” sulle innovazioni del cosiddetto progresso tecnico e la marginalizzazione del lavoro vivo. E Cassano ci dice che non ci rendiamo conto del passare del tempo e, appunto, apre il suo libro con tre battute, divertenti e sintomatiche, tratte da un film di Frank Capra:

George: Quanti anni hai Mary?
Mary: Diciotto
George: Diciotto? Ma se l’anno scorso ne avevi diciassette!

Quanti di noi sono come George? E anche io, contro i nuovisti, spesso sono dalla parte di George. E mi dico che storia o non storia lo sfruttamento resta e anche si aggrava. Mary cambia l’età e anche altro, ma resta sempre Mary. Ma Cassano non scrive che la storia ha fatto scomparire lo sfruttamento o il dominio dei pochi sui molti. Se ne guarda bene, ma ci dice la storia si intreccia con la politica e la politica talvolta (o spesso) cambia il corso della storia e questo intreccio vale anche per il comunismo. Così – credo di aver capito – Lenin fa la rivoluzione dopo che la prima guerra mondiale, travolse la spinta socialista che era diventata forte (quelli che nell’Internazionale si sentivano compagni, travolti dalla guerra, si ammazzarono tra loro) e anche Lenin animò la sua lotta rivoluzionaria, motivando che ci si doveva difendere dall’imperialismo delle potenze occidentali. Senza dimenticare che la prima guerra mondiale ci portò fascismo e nazismo: storia anche questa.

Ma la storia continua e Cassano ci dice che l’età d’oro per noi è stata alla fine della seconda guerra mondiale quando dominante era lo scontro tra “il capitalismo nella sua forma liberale e il socialismo nella sua forma sovietica, ed era l’asse intorno al quale girava la storia”. Quella divisione – prosegue Cassano – non esiste più e nella storia molti altri conflitti si sono aggiunti che talvolta si intrecciano con la lotta di classe e, talvolta, la mettono in secondo piano. Cassano storicizza e ci dice che la contrapposizione tra destra e sinistra non è una costante della storia umana, ma il prodotto di una particolare cultura, la cultura dell’occidente, così come venne, a suo tempo, riformulata dall’illuminismo. A questo punto debbo dire che sento forte la tentazione di mettermi dalla parte di George che non credeva che Mary avesse compiuto diciotto anni. Anche se la storia emergente non lo evidenzia, lo scontro tra chi sfrutta e chi è sfruttato rimane e bisogna lavorare per riportarlo in evidenza e rafforzarlo, e su questo Cassano non si tira indietro e conclude il suo scritto con l’impegno a lavorare per la “costruzione del popolo”, per dare forza allo stato esistente delle cose e costruire il popolo, cioè il soggetto politico della rivoluzione. E conclude criticando aspramente “l’insistenza ossessiva e così di moda sul carattere liquido e indeterminato della nostra modernità, che rischia di diventare l’hegeliana notte in cui tutte le vacche sono nere.” Il conflitto oggi represso rimane e se lavoriamo a costruire il popolo tornerà.

Questa la forte lezione di Franco Cassano. Questa novantina di pagine ci aiuta a liberarci della pigrizia nell’osservare il mondo presente. Allo stato attuale manca del tutto una seria analisi della crisi che investe il mondo e delle infinite novità che possono emergere dall’incombente globalizzazione. Le forze che si dicono di sinistra (ma cominciano a dire che sono “della nazione”), non possono affogare nell’attuale politicantismo senza un orizzonte, non dico di lungo, ma almeno di medio periodo e senza nessun impegno culturale come sempre necessario alla politica seria.

Ps. All’analisi dell’attuale crisi insieme con Massimo Loche abbiamo tentato di dare un avvio con il volumetto Una crisi mai vista che raccoglie i contributi di Alberto Bugio, Pierluigi Ciocca, Luigi Ferraioli, Francesco Indovina, Giorgios Katrougalos, Giorgio Lunghini, Giovanni Mazzetti, Enrico Pugliese, Guglielmo Ragozzino, José Maria Ridao, pubblicato dalla Manifestolibri.

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