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L'utopia possibile di Olof Palme

05/05/2010

In libreria la raccolta di scritti e discorsi di uno dei più grandi protagonisti della socialdemocrazia europea. Un lettura di stretta attualità

Stato sociale e crescita economica sono alla base del successo della socialdemocrazia svedese, un successo legato al nome di Olof Palme dagli anni ’60 fino alla sua tragica morte nel 1986. Palme è stato uno dei grandi rinnovatori della tradizione socialdemocratica europea ed è senza dubbio un riferimento importante per la definizione di un socialismo riformista e di respiro internazionale. Una riflessione sulla socialdemocrazia, sui suoi obbiettivi e sui risultati raggiunti offre spunti e suggerimenti per un’uscita dalla crisi e per la costruzione di un mondo migliore. Per questo non si può accogliere che con estremo interesse la raccolta degli scritti e dei discorsi più significativi di Palme curato da Monica Quirico Tra utopia e realtà: Olof Palme e il socialismo democratico (Editori Riuniti university press, 2009). Molti e attualissimi i temi trattati: democrazia, stato sociale, ruolo del sindacato, equità, integrazione degli immigrati, questione femminile, solidarietà internazionale.

La competitività del sistema svedese è stata in grado di garantire ed estendere un sistema di welfare universalistico, in cui vengono forniti servizi indiscriminatamente a tutti i cittadini, dunque non solamente assistenza ai bisognosi o servizi selettivi. Il tema del welfare è stato inserito in una visione complessiva della politica, della società e dell’economia. Il primo insegnamento che possiamo trarne è che i problemi sociali ed economici non possono e non devono essere affrontati separatamente e in modo parziale.

 

Un modello che oggi merita di essere approfondito in una prospettiva di uscita dalla crisi è quello del compromesso socialdemocratico, il cui obiettivo è favorire lo sviluppo del sistema, la sicurezza sociale e una equa redistribuzione del reddito, elementi che, a dispetto del pensiero economico mainstream, vanno di pari passo, come mirabilmente illustra Palme in numerosi discorsi riportati nel volume.

 

Il compromesso sociale è stato il frutto della necessità di uscire dalla profonda recessione degli anni trenta. La crisi del ‘29 era, come quella attuale, una crisi del modello liberista, una crisi da disuguaglianze e da deregolamentazione dei movimenti finanziari. La risposta sono state le politiche keynesiane che hanno favorito la crescita e la tendenza a una maggiore equità distributiva. Nei paesi del nord Europa tale modello ha raggiunto gli standard più alti: la spesa pubblica, la creazione di nuova occupazione, l’aumento del potere d’acquisto dei lavoratori non si collocano solo in uno schema keynesiano di stimolo alla domanda effettiva, ma sono il risultato di una politica in grado di coniugare sviluppo e integrazione sociale.

 

Ma, negli anni settanta si è inceppato il meccanismo virtuoso di crescita stabile e sostenuta. In parallelo il compromesso socialdemocratico è entrato in crisi; è rimasto così incompiuto il processo di costruzione di una società socialista auspicato da Palme.

 

Olof Palme si rende conto dei cambiamenti in atto, coglie il pericolo di una crisi di lunga durata del capitalismo, di forti correnti reazionarie scatenate dalla recessione degli anni settanta, di un’offensiva neoliberista sul piano ideologico e pratico. La soluzione – dice Palme – non è: più capitalismo, ma una trasformazione della società che aumenta il potere dei lavoratori e un intervento sistematico sui principali nodi dell’economia. Per superare la crisi non si deve lasciare più spazio al mercato, ma è necessario avanzare verso il socialismo. “Il rischio, tuttavia – dice profeticamente Palme nel 1977 – è che il capitalismo, trovandosi sulla difensiva, diventi duro, brutale e repressivo, finendo così per diventare pericoloso”. Di fronte ai rischi di un capitalismo sempre più aggressivo vede la necessità di una gestione programmata dell’economia, di un progresso verso uno stadio più avanzato della democrazia, la democrazia economica che nella sua concezione rappresenta il seguito e il complemento della democrazia sociale, che costituisce a sua volta il prolungamento della democrazia politica.

 

Oggi – molti sottolineano – incombe il problema dell’inquinamento e del degrado dell’ambiente, non si può più pensare a una crescita continuativa in grado di sostenere un sistema di welfare universalistico. Palme è cosciente di problemi che col tempo si riveleranno ben più pressanti e propone soluzioni adeguate ad affrontare le nuove sfide poste dalle tematiche ambientalistiche: la crescita si deve concentrare nel sociale, nell’ambiente, nella formazione, nella tecnologia.

 

Muovendosi nella direzione indicata da Palme uno stato sociale degno di questo nome potrebbe essere costruito, anche in Italia, e costituirebbe la premessa e il complemento di un nuovo modello di sviluppo sostenibile. Naturalmente un sistema di tassazione elevata e fortemente progressiva è condizione necessaria e deve accompagnarsi a una svolta profonda nelle politiche economiche. In questa fase di insicurezza generalizzata deve essere ripensata la spesa sociale, si devono ridurre drasticamente le disuguaglianze, il dualismo del mercato del lavoro, si deve tornare a puntare sulla piena occupazione, magari rispolverando l’idea oggi fuori moda della diminuzione dell’orario di lavoro.

 

Dalla democrazia dei diritti civili e politici si deve avanzare verso la democrazia sociale e la democrazia economica, è necessario un intervento diretto delle forze sociali e dei lavoratori nel processo di accumulazione. Può sembrare un’utopia, proprio quell’utopia abbandonata dai partiti socialdemocratici che sempre più hanno conosciuto derive moderate e liberiste. Eppure, – come ci insegna Palme – “il possibile non verrebbe raggiunto se nel mondo non si ritentasse sempre l’impossibile” .

 

Questo è tanto più vero oggi con questa crisi che, a dispetto degli ottimisti, è ben lungi dall’essere superata non solo e non tanto per i problemi finanziari, che comunque sono tutt’altro che risolti, ma per gli effetti devastanti sull’occupazione e sul tessuto produttivo. L’incapacità di una riflessione complessiva da parte di partiti e governi e consiglieri del principe rende problematica l’uscita dalle recessione. In questo contesto i partiti cosiddetti socialdemocratici di oggi non sono in grado di dare risposte e si sono adagiati supinamente sul pensiero dominante.

 

La crisi offre la possibilità di un ripensamento sui rapporti sociali, sulla democrazia e sul modo di produzione. Non a caso le grandi crisi, con la loro forza destabilizzante, costituiscono un momento decisivo e un punto di svolta nella gestione dell’economia e nello sviluppo delle politiche sociali, pongono problemi difficili, ma offrono anche nuove opportunità.

 

Come da più parti oggi si evidenzia, la crisi è intrinseca al capitalismo. Ma tanto più incisive sono le azioni redistributive e i controlli sulla sostenibilità sociale e ambientale dei processi economici da parte dello Stato, tanto minori sono gli elementi di instabilità. è dunque urgente una riforma profonda dei processi produttivi e distributivi, una svolta nella direzione dell’equità e della democrazia sociale ed economica.

Monica Quirico, Tra utopia e realtà: Olof Palme e il socialismo democratico (Editori Riuniti university press, 2009)

 

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