Home / Newsletter / Newsletter n.286 - 3 dicembre 2013 / Una crisi di lunga durata

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Una crisi di lunga durata

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La crisi non è finita, lo sappiamo bene in Italia con l’economia in recessione e la disoccupazione in aumento. Il resto dell’Europa meridionale non è messa molto meglio mentre Germania e Stati Uniti sembrano essere usciti dal momento peggiore, almeno se si guardano gli indicatori macroeconomici più classici, come crescita e disoccupazione.
Che nascondono però alcune inquietanti verità. Per esempio che il famoso top 1% si è impossessato del 95% della crescita avvenuta in questi anni negli USA. O che, sempre negli Stati Uniti, la partecipazione al mercato del lavoro è la più bassa dal 1948, l’anno in cui si cominciarono a registrare questi dati. E la produzione industriale, in tutti i paesi occidentali, è ancora sotto il livello pre-crisi. Perché? Perché mancano le opportunità di investimento.
Certo, lo shock finanziario ha colpito duro, ed ancora più duro han colpito le politiche di austerity. Il problema, però, è di natura strutturale, non congiunturale. Si tratta di trend di lungo periodo del capitalismo, proprio quelli che, in primo luogo, hanno gettato le basi per il meltdown del 2007. La finanziarizzazione dell’economia ha creato una enorme massa di capitale in eccesso in cerca di investimento che non era, però, facile trovare. Il risultato è stato la creazione di bolle su bolle, sempre più grosse, sempre più difficili da controllare. Fino a Lehman, appunto. Nulla però si è fatto per curare questi problemi e lo stesso trend è ricomparso quasi subito: una crescita esponenziale del mercato azionario americano, pure a fronte di bassi investimenti e bassa crescita; ed un aumento fortissimo dei prezzi delle case in Inghilterra, soprattutto a Londra. Insomma, nuovamente il capitale – presto riformatosi soprattutto grazie ai quantitative easing – gira il mondo e, non trovando investimenti produttivi, crea bolle speculative. I segni di una certa instabilità del sistema finanziario non mancano, anche JP Morgan ha messo in guardia i mercati denunciando un eccesso di liquidità superiore anche al periodo 2001-2006, gli anni che hanno portato alla bolla e alla crisi finanziaria.

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