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“Però c’è anche qualcosa di buono”. Così dicono, riguardo al “pacchetto lavoro” che il governo Monti si appresta a portare in Parlamento, coloro che sostengono che comunque quelle norme vanno approvate, per i “superiori interessi della Patria”.

Qualcosa di buono ci sarà pure, ma qualcuna di quelle che il governo ha annunciato è di seconda mano, nel senso che c’era già. Per esempio l’estensione dell’obbligo di reintegro dopo un licenziamento giudicato discriminatorio anche alle aziende con meno di 15 dipendenti, dove non si applica lo Statuto dei lavoratori.

Recita infatti l’art. 3 della legge n. 108 del 1990: “Art. 3 - Licenziamento discriminatorio - Il licenziamento determinato da ragioni discriminatorie (...) è nullo indipendentemente dalla motivazione addotta e comporta, quale che sia il numero dei dipendenti occupati dal datore di lavoro, le conseguenze previste dall'articolo 18 della legge 20 maggio 1970, n. 300, come modificato dalla presente legge. Tali disposizioni si applicano anche ai dirigenti”.

Quella legge fu varata per evitare il referendum che mirava ad estendere lo Statuto dei lavoratori anche alle aziende minori, e la Corte Costituzionale giudicò le modifiche sufficienti a realizzare gli scopi che si proponevano i promotori del referendum, che infatti non si fece.

Quanto all’assunzione automatica dopo 36 mesi di contratti a termine, se n’era già occupato il decreto legislativo n. 368 del 2001, che attuava una direttiva comunitaria. Vediamo che cosa diceva...

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