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World Water Forum, un buco nell'acqua

27/03/2009

La Banca mondiale: nel 2025 i due terzi dell'umanità non avranno acqua pulita. Ma a Istanbul il V Forum mondiale fallisce, per deficit di rappresentanza e democrazia

Petralia Sottana è un piccolo paese in provincia di Palermo. E’ stato il primo comune delle Madonie ad avere strade e case illuminate dall’energia elettrica, Questo miracolo, dell’anno di grazia 1906, lo si deve all’acqua: si perché convogliando le acque delle falde di Monte San Salvatore nel torrente Catarratti, dove venivano raccolte in un piccolo serbatoio ottenuto dallo sbarramento del torrente con una chiusa di piccole dimensioni, il territorio ha potuto godere dell’energia elettrica gratis fino a tutti gli anni Sessanta. Poi arrivò prima la nazionalizzazione dell’energia, poi la sua privatizzazione, e qualcuno decise di fare a meno della centrale che divenne praticamente un rudere. Miracolo della crisi economica del territorio, però, di recente sindaci del circondario ed Ente Parco hanno deciso di trasformare la centrale in un sito di archeologia industriale, e di rimetterla in esercizio, tanto che per le strade di Petralia è tornata la luce e centinaia di scuole possono visitare la bella struttura imparando come si può gestire la cosa pubblica a vantaggio di tutti. Questa storia italiana minima, d’acqua e di luce, racconta, infatti, in realtà come sono stati gestiti diritti umani essenziali come l’acqua e l’energia. Ancora oggi, nonostante la crisi globale riveli con chiarezza quanto in passato essi siano stati un buon affare per pochi e un problema per tutti gli altri, questi beni comuni sono al centro di una sfacciata corsa all’accaparramento e al profitto.
Lo ha dimostrato il V World Water Forum che si è concluso il 22 marzo a Istanbul. C’erano tutti i presupposti perché questa volta fossero le Nazioni Unite, e non un manipolo di multinazionali ammantate d’umanità, a convocare esperti, agenzie Onu, rappresentanti di stato e di Governo, Ong e movimenti sociali per approvare tutti insieme, seduti allo stesso tavolo, un pacchetto di misure urgenti per raggiungere almeno l’obiettivo minimo che la comunità internazionale si è data con la Dichiarazione del Millennio, e cioè di dimezzare entro il 2015 il numero delle persone che nel mondo non hanno accesso all’acqua potabile o ai servizi igienici e di fermare lo sfruttamento fuori controllo di questa preziosa risorsa. Tanto più che le ultime stime della Banca Mondiale dicono che entro il 2025 i due terzi degli abitanti del pianeta non avranno più acqua pulita da bere. Tutto questo, però, non è successo e i soliti noti hanno cercato ancora una volta di mascherare una bieca spartizione di mercati potenziali ed emergenti in un grande vertice umanitario. Ma il trucco questa volta non ha funzionato.
Centinaia di attivisti ed esperti, innanzitutto, hanno scelto di dare vita ad un People Water Forum che ha smascherato il tentativo in modo talmente chiaro e scomodo che pacifici manifestanti sono stati caricati e malmenati dalla polizia turca senza troppi riguardi, perché scomparissero dallo sguardo dell’opinione pubblica globale. In secondo luogo, Miguel d'Escoto Brockmann, presidente dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, ha rivolto un messaggio molto chiaro ai partecipanti all’incontro: “l’acqua è un bene pubblico, un’eredità comune di popoli e natura, e un diritto fondamentale – ha detto affidando la lettura di queste sue parole nel corso del Forum alla sua consulente sul tema, e attivista veterana, Maude Barlow -. Sono convinto che dobbiamo combattere l’idea che l’acqua sia una merce da acquistare e vendere su un libero mercato. Dobbiamo lavorare rapidamente per garantire che l’accesso all’acqua potabile diventi un diritto fondamentale di ciascuna persona e incluso tra gli obiettivi del decennio delle Nazioni Unite”. Quelli che stanno trasformando l’acqua in una merce preziosa, nel petrolio del XXI secolo, secondo il severo giudizio di d’Escoto, “stanno negando alle persone un diritto umano fondamentale come l’aria che respiriamo” ed è per questo che esperienze come quelle del World Water Forum, secondo lo stesso presidente “sono preoccupanti, perche vedo più chiara che mai l’importanza di una partnership inclusiva e democratica per affrontare la sfida globale cche ci troviamo di fronte”.
La stessa considerazione d’illegittimità che aveva portato, dunque, molte ong e attivisti a rimanere fuori dalle porta del World Water Forum, ha spinto d’Escoto a reclamare pubblicamente che un tema come l’acqua venga affrontato esclusivamente all’interno del sistema delle Nazioni Unite, “perché non venga preclusa un’alleanza con i principali campioni di questi principi e diritti. L’orientamento del Forum è profondamente influenzato dalle compagnie private che gestiscono il servizio – ha denunciato il presidente a sorpresa -. Questo è evidente considerato che sia il presidente del World Water Council che promuove l’iniziativa, sia il suo vice, sono profondamente coinvolti nella gestione privata, for profit, dei servizi idrici”.
Non è bastato, dunque, ai predoni dell’Oro blu nascondersi in quella Turchia in cui il Governo ha imposto la privatizzazione dell’acqua e programmato di costruire “a mano armata” quattro grandi dighe distruttive (Ilisu, Yusufeli, Munzur e Yortanli), contro cui le popolazioni del territorio si battono da oltre 10 anni. Soprattutto il progetto di Ilisu, infatti, in pieno territorio kurdo, viene utilizzato come opportunità dal Governo per fare piazza pulita dei villaggi che coalizzano l’opposizione interna. Ben 26 Paesi non hanno sottoscritto la dichiarazione finale del World Water Forum, accogliendo la richiesta sollevata in questo senso dal vertice alternativo di porre nell’ambito delle Nazioni Unite il riconoscimento dell’acqua come diritto umano. E sono già 16 quelli che hanno deciso di chiedere che sia l’Onu ad organizzare un Forum realmente legittimo sull’acqua, come i movimenti domandano da sempre. Per discutere e decidere di diritti umani per tutti in uno spazio pubblico e democratico, da Istanbul a Petralia Sottana.

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