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Quei socialisti che pensano al «cambiamento»

17/05/2014

Eureka!/L'appello di Progressive Economy mette in discussione le politiche di austerità e apre una breccia tra i socialdemocratici

Difficile non comprendere e condividere il senso di sconforto e disillusione provato da molti europei, soprattutto a sinistra, alla vigilia di queste elezioni europee. L'austerity ha messo in ginocchio interi paesi, eppure a livello istituzionale nessuno dei grandi partiti europei ha finora avuto il coraggio di sfidare apertamente il paradigma dell'austerità. Lo stesso candidato socialdemocratico, l'attuale presidente del Parlamento europeo Martin Schulz, non è andato molto al di là del ribadire la necessità di coadiuvare la «responsabilità fiscale» con la crescita. Alimentando molti dubbi sulla capacità del prossimo Parlamento di segnare una rottura con le politiche attuali, anche nell'eventualità (sempre più remota) di una vittoria marginale dei socialdemocratici.

Concentrarsi solo sulle timide dichiarazioni pre-elettorali di Schulz, però, rischia di farci perdere di vista i significativi (e positivi) smottamenti ideologici che, dietro le quinte, si sono verificati all'interno del gruppo dei socialdemocratici negli ultimi anni. Ne è la prova il manifesto "Un appello per il cambiamento", promosso da Progressive Economy, think tank legato al Gruppo dell'Alleanza dei Socialisti e democratici presso il Parlamento europeo, e sottoscritto da numerosi economisti ed intellettuali di spicco, tra cui Stiglitz, Fitoussi e Galbraith. Appello che presenta vari punti di contatto con quello promosso dalla Rete europea degli economisti progressisti (Euro-pen), di cui fa parte Sbilanciamoci!. Pur non mettendo in discussione le regole di bilancio dell'Ue (a differenza di Euro-pen), PE sottolinea la necessità di una «una nuova strategia macroeconomica» orientata alla crescita e incentrata su: un approccio al consolidamento fiscale più ponderato che prenda in considerazione le specificità dei singoli paesi; il rilancio degli investimenti nelle infrastrutture pubbliche; lo sviluppo di un sistema per la risoluzione e la ristrutturazione delle banche insolventi; la stabilizzazione dei redditi e delle condizioni sociali delle popolazione più vulnerabili d'Europa, a cominciare dalla creazione di un Fondo di solidarietà sociale; e l'attuazione di politiche sull'occupazione realmente attive e inclusive. Come nell'appello di Euro-pen, ampio spazio è dedicato al problema della disuguaglianza, definito come «una minaccia per tutta l'Europa».

PE propone «una nuova strategia egualitaria» finalizzata alla costruzione di una vera e propria Unione sociale europea e fondata su una tassazione progressiva dei redditi e delle rendite, oltre che su una tassa sulle transazioni finanziarie e la lotta ai paradisi fiscali; una politica salariale che favorisca il rafforzamento dei sindacati, la contrattazione collettiva e alti salari minimi; e la convergenza dei livelli di reddito degli stati membri dell'Ue. Infine, viene auspicata la creazione di un Programma europeo per le pari opportunità nell'infanzia per affrontare il dramma sottaciuto della povertà infantile nell'Ue.

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