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Sos dal Sistema energetico globale

11/01/2015

La forte crescita delle rinnovabili e il rallentamento della domanda mondiale di carbone non saranno sufficienti a contenere le emissioni di gas serra entro la soglia critica dei 2°C.

È quanto emerge dalla lettura del World Energy Outlook presentato a Roma lo scorso dicembre 2014 dall’Agenzia Internazionale dell’Energia.

Il Weo è uno degli studi di primaria importanza che l’Iea rielabora annualmente, fondamentale per avere un’idea di cosa potrà accadere in futuro nel mondo dell’energia e per comprendere i mutamenti geopolitici in atto nelle diverse aree del mondo.

Lo “Scenario Centrale”del rapporto dell’Agenzia di Parigi prefigura un incremento della domanda mondiale di energia al 2040 del 37%, ma contestualmente segnala un sensibile rallentamento della dinamica di crescita della domanda: da una crescita media annua superiore al 2% negli ultimi due decenni si scende all’1% a partire al 2026. Rallentamento dovuto al trend di crescita della popolazione e dell’economia mondiale, che sarà caratterizzato da una minore “intensità energetica” rispetto al passato, come risultato della transizione strutturale dell’economia mondiale verso una maggiore importanza assunta dai Servizi e dall’industria a minore intensità di consumo energetico.

Ma ciò che emerge senza ombra di dubbio è il radicale mutamento della distribuzione geografica della domanda mondiale di energia. La crescita della domanda si concentrerà nell’Asia (60% del totale), in Africa, in Medio Oriente e in America Latina.

A partire dal 2030 sarà la Cina il primo consumatore mondiale di petrolio mentre l’Europa, il Giappone ed il Nord America mostreranno una sostanziale stabilità. I principali protagonisti della crescita mondiale della domanda di energia saranno l’India, il Sud-est asiatico, il Medio Oriente e l’Africa sub-sahariana.

Saranno ancora queste regioni, Asia (Cina) e Medio Oriente, a guidare l’aumento della domanda di gas naturale che è previsto crescere al 2040 del 50%. Al 2030 il gas diventerà la principale fonte nel mix energetico dei paesi Ocse anche grazie alle normative adottate negli Usa e altri paesi Ocse volte a limitare le emissioni nel settore elettrico.

Al 2040 il mix energetico mondiale sarà invece equamente ripartito tra petrolio, gas, carbone ed energie “low-carbon”, cioè nucleare e rinnovabili, mentre entro il 2035 arriverà dalle rinnovabili il contributo più importante alla generazione elettrica. Nell’elettrico circa ½ della nuova potenza installata nei prossimi 26 anni sarà rinnovabile.

A favorire la crescita delle rinnovabili non saranno solo gli incentivi – che in ogni caso risultano essere solo un quarto rispetto agli incentivi di cui beneficiano le fonti fossili (120 miliardi di dollari contro i 550 miliardi andati nel 2013 a petrolio,carbone e gas) – ma anche l’abbattimento dei costi.

Nel Rapporto si sottolineano inoltre le numerose “incertezze” che pesano sul futuro del sistema energetico mondiale a partire dal mercato del gas. I fabbisogni di gas sono attesi aumentare sia in Asia che in Europa. Ma si potrà contare su volumi di offerta adeguati? E i timori legati alla sicurezza degli approvvigionamenti di gas potranno essere fugati?

A differenza del petrolio la produzione di gas-se si esclude l’Europa – aumenta quasi ovunque e il gas non convenzionale, shale gas, incide per il 60%sulla crescita dell’offerta mondiale. Lo shale gas ha moltiplicato i volumi di offerta e il numero dei produttori internazionali. Gli Usa da grandi importatori di gas stanno raggiungendo l’autonomia e presto diventeranno esportatori.

Per favorire l’incontro anche geografico tra domanda ed offerta il mercato ha bisogno di più flessibilità. Più flessibilità significa più interconnessioni tra i mercati, più Gnl e quindi più impianti di liquefazione, più rigassificatori, più navi. In sintesi l’aumento del commercio mondiale di gas naturale liquefatto garantirà più fornitori, più sicurezza e continuità delle forniture.

Necessitano perciò centinaia di miliardi di investimenti in infrastrutture da realizzare a breve ed in tempi certi se si vogliono evitare timori e ricatti legati alla sicurezza degli approvvigionamenti.

Chi potrà garantire tali investimenti? Le grandi Compagnie che però non sono più proprietarie delle riserve tornate nelle mani degli Stati sovrani? Quali le strategie dei grandi paesi e dei grandi operatori? Come conciliare mercati e conflitti in atto tra le diverse aree del mondo?

La situazione è ancora più incerta e a rischio nel sistema petrolifero. La disponibilità fisica delle risorse non rappresenta un vincolo ma il sistema petrolifero si trova ad affrontare diverse sfide non rinviabili. Anche in questo caso necessitano massicci investimenti che sarà difficile realizzare in un momento di crisi economica mondiale , con il prezzo del petrolio sceso a 55-60 dollari, per paesi quali la Russia, l’Iraq, la Libia ed altri in Medio Oriente.

La prima criticità è rappresentata dal “rischio dipendenza” da un numero relativamente ristretto di produttori. È questo il rischio che corre la stessa Europa. L’Europa importa il 53%dei propri consumi energetici e precisamente il 90% del petrolio che pesa per il 36% sui consumi totali,e il 66% del gas che pesa per il 23,5% sui consumi totali. I principali Paesi fornitori sono la Russia dalla quale importiamo quasi il 34% del petrolio e il 32% del gas, e la Norvegia dalla quale importiamo l’11% del petrolio e il 31% del gas. Viene poi l’Algeria per il gas e Nigeria, Libia, Arabia Saudita per il petrolio ma sono percentuali ad una cifra. La produzione di petrolio non convenzionale Usa si stabilizzerà all’inizio del decennio 2020, dopo di che l’offerta complessiva dell’area – prevede Iea – inizierà a diminuire.

Le crisi mediorientali e mediterranee, la crisi Ucraina e le sanzioni nei confronti della Russia non fanno ben sperare circa gli incrementi dell’offerta di petrolio necessari a far fronte alla domanda attesa al 2040. E la crisi mediorientale è una delle principali ragioni di preoccupazione in quanto l’incremento della domanda interessa i paesi asiatici e la crescita dell’offerta dipenderà sempre di più dall’area mediorientale. Al 2040 i 2/3 dei volumi di greggio scambiati a livello internazionale prenderanno la via dell’Asia.

In sintesi, il Sistema energetico mondiale presenta numerose criticità che se non risolte rischiano di deludere le speranze e le aspettative che molti di noi hanno riposto nell’annunciato new deal energetico.

- le tensioni in atto in diverse aree mediorientali hanno raggiunto un alto livello di allerta che non si toccava dai tempi delle crisi energetiche degli anni settanta;

- il conflitto Russia-Ucraina ha confermato e rafforzato i timori legati alla sicurezza delle forniture europee di gas;

- le negoziazioni internazionali sul clima non sono incoraggianti e non promettono bene per l’evento cruciale di Parigi 2015;

- lo sviluppo delle rinnovabili e dell’efficienza energetica alimenta l’ottimismo ma necessita ancora di chiari e precisi indirizzi di politica energetica se si vogliono ottenere risultati significativi in termini di contenimento delle emissioni e dei consumi energetici;

- infine la fuel poverty. I servizi energetici, riscaldamento, illuminazione, cottura, rimangono inaccessibili a troppi abitanti del pianeta, a partire dai due terzi della popolazione africana sub-sahariana (quasi un miliardo di persone) e come se non bastasse anche nei paesi Ocse si ripresenta una preoccupante “povertà energetica” dovuta alla crisi economica mondiale e all’elevato costo dei servizi energetici.

I trend energetici mondiali non sono facilmente modificabili e le preoccupazioni legate ai cambiamenti climatici, alla sicurezza e sostenibilità degli approvvigionamenti richiedono,per essere superate,adeguate strategie e politiche che anche nel caso dell’Europa e nonostante i passi in avanti (20, 20, 20) risultano ancora inadeguate.

Per concludere, il Weo-2014 riconferma alcune significative trasformazioni in atto nel Sistema energetico globale quali il protagonismo dei paesi e delle aree asiatiche (Cina, India), l’indebolimento dei paesi europei e l’assenza di strategie reali da parte dei paesi Ocse (escluso Usa), le inversioni di direzione del commercio di petrolio e gas sempre di più sulla rotta occidente-oriente, l’indebolimento dell’Opec e delle Major e il rafforzamento e l’autonomia degli stati sovrani detentori delle riserve.

Emerge la necessità di una nuova governance mondiale dell’energia che con il consolidarsi delle correlazioni tra lotta ai cambiamenti climatici e politiche energetiche e a partire dall’Europa, affermi con decisione che le buone relazioni internazionali e non i conflitti sono lo strumento principe per costruire e garantire gli equilibri politici ed economici necessari per la convivenza civile,per garantire la sicurezza degli approvvigionamenti energetici e per la ripresa dello sviluppo.

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