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Ambiente e lavoro, uniti si vince

28/03/2014

Cambio di stagione/Se si vuole mettere davvero in crisi l'egemonia liberista bisogna costruire un'azione unitaria fra il movimento ambientalista e quello sindacale

È importante fare una buona lista e darsi un buon programma per dare una prospettiva all'altra Europa, quella del lavoro e dell'ambiente. Non è però sufficiente. Tantomeno è utile continuare ripetere che al centro del programma va messa l'idea di un nuovo modello di sviluppo, basato sulla soluzione dei problemi ambientali. Se si vuole mettere davvero in crisi l'egemonia liberista è decisivo gettare lo sguardo oltre lo scontro elettorale e lavorare alla costruzione di un movimento di lotta europeo, in grado di modificare i rapporti di forza nella società. Va, in primo luogo, costruita un'azione unitaria fra il movimento ambientalista e quello sindacale.

Spesso ricordiamo gli straordinari risultati raggiunti dalla Germania nello sviluppo delle energie rinnovabili, che hanno permesso la creazione di oltre 300.000 nuovi posti di lavoro, dimenticando che questi risultati sono stati possibili anche grazie alla convergenza che si realizzò fra Eurosolar e il sindacato dei metalmeccanici tedesco. L'esperienza dimostra che senza questo processo unitario la lotta per l'ambiente e quella per il lavoro e la giustizia sociale sono destinate entrambe alla sconfitta. Non si afferma la sostenibilità dello sviluppo se chi la rivendica non dimostra alla maggioranza della popolazione che in una società sostenibile non solo c'è maggiore qualità ambientale, ma anche giustizia sociale e lavoro di qualità per tutti. Altrettanto inefficace è una lotta sindacale in difesa del lavoro che non abbia fra le sue priorità la questione ambientale. Ai sindacati andrebbe chiesto a cosa sia servito appoggiare, in nome del lavoro, il rilancio del carbone, dopo che la Germania ha dimostrato che una svolta energetica rinnovabile e poco bisognosa di energia, non solo tutela il clima e l'aria che respiriamo, ma offre anche molto più lavoro e di migliore qualità? Costruire questa convergenza unitaria oltre che necessario è anche possibile. Non si parte da zero. Negli anni scorsi, infatti, si è realizzata un'importante esperienza unitaria fra Cgil e Legambiente. L'attualità di quel progetto lo racconta il titolo stesso del documento programmatico che fu sottoscritto: "Contro la crisi, per combattere la recessione, creare lavoro e vincere la sfida climatica".

Certo, da quel rapporto unitario, sono nati più convegni che vere e proprie vertenze sul territorio. Alcuni risultati però sono stati realizzati. Da quell'iniziativa in comune ha preso piede l'idea che il futuro del settore delle costruzioni non poteva essere affidato a un'ulteriore occupazione di territorio, ma al contrario sviluppando manutenzione e riqualificazione del patrimonio edilizio esistente, scelta sulla quale è ormai stabilmente impegnato il sindacato edile. Senza l'iniziativa unitaria di Cgil e Legambiente non esisterebbe la deduzione fiscale per chi ristruttura la propria casa. Al di là dei limiti vi sono ragioni evidenti per rilanciare questa esperienza, allargando la platea dei protagonisti, a cominciare dalla rete diffusa che si è battuta per l'acqua pubblica e che ha sconfitto il nucleare e soprattutto cercando di radicarla nel territorio. Lavorare e costruire questa prospettiva in fondo è anche la migliore garanzia di successo elettorale di quanti vogliono e si battono per un'Altra Europa.

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