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L'unica speranza sono arabi e cinesi

07/11/2014

Fondo cassa/Sofferenze bancarie al 9%, crediti bloccati per famiglie e imprese, economia in panne. E il premier Renzi punta agli investimenti esteri

Le sofferenze bancarie in Italia viaggiano intorno al 9 per cento. Questo significa che su 100 euro prestati dalle banche a famiglie e imprese, ben 9 non vengono rimborsati da chi ha chiesto un prestito. Se sommiamo anche le partite incagliate, ovvero i prestiti non ancora in sofferenza ma su cui ci sono comunque gravi problemi di rientro, la situazione peggiora, e non di poco.

Di fronte all'aumento delle sofferenze e alle difficoltà dell'economia, la reazione delle banche è quella di prestare sempre di meno. Se in tutta Europa assistiamo a una contrazione del credito, credit crunch nell'espressione inglese, il fenomeno è particolarmente pesante in Italia. La mancanza di credito peggiora la situazione delle imprese, che investono meno, così come i problemi per cittadini e famiglie portano a una riduzione dei consumi. Fattori che acuiscono difficoltà e recessione, il che spinge le banche a chiudere ulteriormente i rubinetti del credito. Recessione, credit crunch , problemi delle imprese, sofferenze bancarie formano una spirale che si autoalimenta.

A fronte del calo dei prestiti erogati, salgono però i depositi bancari, con un aumento del 2,4% su base annua. Come dire che, stante il perdurare di crisi, recessione e sfiducia, gli italiani risparmiano sempre di più e non consumano né investono. Nello stesso momento, la fuga di capitali dall'Italia ha ripreso ad accelerare, e viaggia ormai oltre i 30 miliardi di euro al mese. Tra agosto e settembre 2014 sarebbero stati 67 i miliardi di euro che hanno lasciato l'Italia. Una situazione di per sé preoccupante e ancora peggiore se leghiamo questi dati alla Legge di stabilità. Le misure principali, al di là della conferma degli 80 euro in busta paga che non sembra però avere avuto alcun effetto sui consumi o sulla crescita, è nella riduzione dell'Irap, finanziata essenzialmente tramite tagli alla spesa pubblica, anche se sarà necessario capire quali modifiche subiranno i diversi provvedimenti prima dell'approvazione definitiva. Al momento si può affermare che una manovra fondata su tagli delle tasse mediante tagli alla spesa rischia di avere effetti recessivi. A dirlo è in particolare il Fmi, che ha analizzato i moltiplicatori, ovvero per semplificare l'effetto sul Pil dei diversi interventi. Secondo tale studio, un taglio delle tasse avrebbe un moltiplicatore intorno a 0,17, mentre un taglio alla spesa pubblica avrebbe un moltiplicatore di 1,6. Come dire che un euro di taglio alle tasse ne produce 0,17 di Pil aggiuntivo, ma un euro di tagli alla spesa pubblica fa crollare il Pil di 1,6 euro. Dati che lo stesso governo cita nell'elaborazione dei documenti di contabilità, ma che incredibilmente portano poi a scelte di segno diametralmente opposto.

Al di là dell'effetto recessivo, l'idea del governo è quella di affidare la presunta ripresa quasi integralmente al privato. L'unico compito dello Stato è farsi da parte riducendo l'imposizione fiscale. Quello che rimane di pubblico è diretto verso le grandi opere (Tav e Mosè), o nello "sblocca-Italia" che prevede ulteriore consumo di suolo. Si va invece a tagliare sui trasferimenti agli enti locali, ovvero nell'erogazione dei servizi ai cittadini e in settori con maggiore potenziale occupazione.

Tralasciamo quanto si possa definire di sinistra un tale approccio. Fatto sta che Renzi e Padoan dichiarano esplicitamente che «adesso gli imprenditori non hanno più scuse». Qui sta però il vero problema della Legge di stabilità. Le banche prestano sempre di meno; i cittadini non consumano e non investono, chi può porta i propri capitali all'estero, gli altri li depositano in banca; le imprese si trovano in enormi difficoltà a causa della lunga recessione e del calo dei consumi; lo Stato riduce la spesa pubblica: non si capisce bene chi debba trainare questa tanto sbandierata ripresa e con quali capitali.

Se i soldi non arrivano né dallo Stato, né dai cittadini, né dalle imprese, né dalle banche, rimane una sola voce in cui sperare: gli investimenti esteri. Il caso Alitalia - Etihad potrebbe in questo senso essere l'esempio da seguire. Ed è allora logico che il governo assuma come priorità il favorire il più possibile l'ingresso dei capitali stranieri. Una priorità che si traduce in una vera e propria corsa verso il fondo in materia ambientale (sblocca-Italia e silenzio-assenso sulle autorizzazioni ambientali proposto nell'ambito della riforma della Pubblica Amministrazione); sociale (Articolo18 e ulteriore flessibilità sul lavoro); economico (si preme l'acceleratore sulle privatizzazioni); fiscale (tagli all'Irap e decontribuzione per i neoassunti). Ecco la visione proposta dalla Legge di stabilità: una corsa verso il fondo per accaparrarsi a condizioni di favore pezzi del nostro Paese. Una gara tra Paesi arabi, cinesi, tedeschi e chiunque altro voglia partecipare. Benvenuti in Italia.

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Commenti

Moltiplicatori fiscali

Qual'è la fonte che dice che ridurre le tasse di 1 aumenta la spesa di 0,17 è aumentare la spesa pubblica di 1,6 ?

questo è uno studio del FMI settembre 2014
http://www.ilcampodelleidee.it/allegati/fmi-fiscal-multipliers-size,-determinenats-and-use-in-macroeconomics-projection(1).pdf

TABLE 1. NARRATIVE APPROACH: FIRST-YEAR TAX MULTIPLIERS1
Study Country T Notes
Cloyne (2013) United Kingdom 0.6 Maximum multiplier reached after 10
quarters (about 2.5)
Favero and Giavazzi (2012) United States 0.7 Maximum multiplier reached after 9
quarters (just below 1)
Guajardo and others (2014) Panel of OECD Countries 1 After two years, multiplier reaches about
3.
Hayo and Uhl (2014) Germany 1 Maximum multiplier after 8 quarters
(about 2.4).
Mertens and Ravn (2013) United States 1 Maximum multiplier reached after 8
quarters (about 2)
Romer and Romer (2010) United States 1.2 Maximum multiplier reached after 1

Più che speranza l'incubo

Certo, chi ha studiato tecnica bancaria in un istituto per ragionieri si rende conto che il "dovere" per le banche è eseguire i pagamenti per conto dei correntisti. Ci vuole "studio" per arrivarci! Poi c'è chi ha studiato di più, come il Dott. Sottile, che si è prodigato per "aiutare" le banche a trasformarsi in S.p.A., quelle strane aziende il cui dovere primario è rispondere agli azionisti, i quali hanno un udito finissimo quanto monodirezionale: utili, utili, utili, dividendi, dividendi, roe, roe, stock options, "industria" del risparmio gestito, filiali alle Cayman, amici degli amici, e chi più ne ha più ne metta. Ma, ciliegina sulla torta, e questa volta un "made in italy" unico al mondo, le "fondazioni bancarie", un vero capolavoro che ha visto il suo maggior successo in MPS. E già, perche il nostro topino era un "socialista", uno di sinistra scampato alla caduta degli dei, un portatore iperattivo dell'ideologia dominante in economia e politica (oggi detta renziana), della libertà più grande, quella di rubare (legalmente, se possibile .... ma si sà che nessuno è perfetto).

Questi però sono solo effetti collaterali del lungo cammino degli eurofanatici, la maggior parte dei quali, ormai della seconda generazione, non si arrende neanche di fronte all'evidenza dei fatti, come il Generale Buttiglione di arboriana memoria. L'euro ha già compiuto la sua veloce parabola, la sua missione è stata un grande successo altrui sulla nostra pelle, e quello che si sta consumando ora, molto ben descritto nell'articolo di Baranes, è l'inesorabile epilogo di questa storia criminale. Temporeggiamo gente, temporeggiamo con i golpisti Monti-Letta-Renzi, così che i privilegiati possano passare alla cassa a riscuotere il maltolto! W l'Italia!

le perdite su crediti delle banche

da monitorare come si è formato il 9% di perdite su crediti del sistema bancario: che a me sembra piuttosto poco, a meno che si sia proceduto a frequenti radiazioni di crediti in sofferenza cedendoli a terzi. In sostanza, anche in anni buoni un perdità su crediti di solo il 2-3% è un risultato eccezionalmente buono: il guaio è nello spread tra raccolta e costo del denaro ci devono stare anche i costi organizzativi. In sostanza, di tutte le attività che può fare una banca, quella di prestare soldi è la peggiore. C'è una vulgata populistica e "di sinistra" che sostiene che il dovere delle banche è di prestare i soldi, anzi c'è una retorica localistica (e meridionalista) che sostiene che il dovere delle banche è prestare i soldi nelle aree dove vengono raccolti : è una solenne stupidaggine da ignoranti. Il ruolo di "ordine pubblico" delle banche, quello per cui i governi le fanno vigilare e , se necessario, intervengono per far superare un periodo critico è quello di assicurare la circolazione della liquidità, per cui tutti i pagamenti che vengono disposti da un c/bancario attivo vengono eseguiti alla scadenza: quindi le banche sono tenute a mantenere una propria riserva di liquidità al loro interno e un'altra presso a banca centrale: si tratta cioè di una parte dei depositi che non possono essere in alcun modo investiti. E per quel che riguarda gli investimenti della restante quota di raccoltà, bisogna privilegiare le formule facilmente liquidabili o autoliquidantesi, sempre per essere in grado di fare tutti pagamenti chei possono essere chiesti dai clienti in un periodo di crisi. Tutto il resto, la retorica sulle banche che devono prestare ai piccoli imprenditori, magari vicini d icasa, sono stupidaggini retoriche di chi non ha mai studiato tecnica bancaria neanche all'istituto per ragionieri.

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