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Keynes e il commercio

24/01/2014

Ttip/2 La Germania, e l’Europa costruita a sua immagine, fonda il suo sviluppo sulle esportazioni e, per facilitare commerci e investimenti, si imbarca in un Trattato transatlantico che sarebbe il Titanic della democrazia. Ma Keynes ci spiega che è una soluzione illusoria, pagata in Europa dalla depressione della periferia

“Se le nazioni imparassero a raggiungere la piena occupazione con le loro politiche interne, non ci sarebbero più forze economiche che mettono gli interessi di un paese contro quelli dei vicini (…). Il commercio internazionale cesserebbe di essere quello che è, cioè un espediente disperato per mantenere l’occupazione interna spingendo le vendite all’estero e limitando gli acquisti, che – se funziona – non fa altro che spostare il problema della disoccupazione sul paese vicino che esce in condizioni peggiori dalla lotta” (John Maynard Keynes, Teoria generale dell’occupazione, interesse, moneta, 1936, capitolo 24).

Nessuno deve aver spiegato ad Angela Merkel questa considerazione di Keynes. La Germania – e l’Europa costruita a sua immagine – fonda il suo sviluppo sulle esportazioni e, per facilitare commerci e investimenti, si imbarca in un Trattato transatlantico che sarebbe il Titanic della democrazia. Qualche briciola di export in più è vista da Berlino, Bruxelles e Washington come l’unica via per tornare a crescere e rivincere le elezioni – quelle europee a maggio e quelle Usa di medio termine in autunno. Ma Keynes ci spiega che è una soluzione illusoria, pagata in Europa dalla depressione della periferia, che può trascinare con sé l’insieme dell’Europa. Le ombre degli anni trenta sono vicine, e rileggere Keynes può aiutarci a tenerle lontane.

 

Tutti gli articoli di Sbilanciamo l'Europa n.1 del 24 gennaio

 

 

 

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Commenti

Esportare

Il trend del momento è sparare sulla Germania, se la loro bilancia commerciale è in surplus, è merito loro, non vuole mica gettare dei chiodi sulla bici tedesca ? Per competere e rimanere in Europa c'è bisogno di rilanciare i consumi interni col reddito minimo garantito, visto che anche Bankitalia ha accertato che la metà della ricchezza nazionale è in mano al 10%.
In alternativa usciamo dall'euro recuperando piena autonomia nelle politiche monetarie svalutando la lira facilitando le esportazioni,poi si possono abbassare le accise sulla benzina (alzate in maniera spropositata da Monti). Col marco forte le esportazioni tedesche ne soffrirebbero. A chi conviene rimanere in Europa? Lo sforamento temporaneo Deficit/Pil è solo una presa in giro, o si fa una seria politica di distribuzione dei redditi o fuori dall'euro. Non ci sono altre alternative il paese collassa, le imprese chiudono, i consumi diminuiscono, l'inflazione è al minimo, la riduzioni dei tassi da parte della Bce è inutile non ha effetti sugli investimenti, il rischio d'impresa in Italia è altissimo, il jobs act di Renzi è una cretinata, la delocalizzazione è galoppante, la P.A. non paga, i contenziosi civili durano troppo, la disoccupazione cresce, stiamo svendendo e privatizzando i nostri gioielli di famiglia (vedi Poste) e lei se la prende con la Germania perché esporta troppo?
O reddito minimo garantito o fuori dall' euro non ci sono alternative.


Parlato e Marx

Parlato consiglia Keynes a Merkel, qualcuno potrebbe consigliare Karl Marx a Parlato.

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