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Il voto ai tempi del capital control

18/09/2015

Per la seconda volta, dopo il referendum di luglio, la Grecia va al voto con la liquidità a singhiozzo.Un inedito strumento di pressione della Banca centrale europea sulla politica greca. Intervista a Marika Frangakis, economista vicina a Syriza e membro del team di consiglieri economici del vicepresidente Dragasakis

“La firma del memorandum è stata una sconfitta, chi sostiene il contrario mente, ma la guerra non è finita e ora bisogna guardare avanti, alla prossima battaglia”. Come andrà è difficile da prevedere, molto dipende dal risultato che uscirà dalle urne greche domenica. Economista molto vicina a Syriza, membro del direttivo dell’Istituto Nicos Poulantzas e del coordinamento dell’EuroMemorandum Group, Marika Frangakis ha vissuto l’esperienza dei 5 mesi di governo sulla prima linea, membro del team di consiglieri economici del vicepresidente Dragasakis. La incontriamo a Roma, dove è arrivata per partecipare a una giornata di approfondimento sulla Grecia organizzata alla Camera da Le Belle Bandiere.

La Grecia va al voto di nuovo sotto il capital control, può spiegarci che cosa significa?

Il capital control è stato introdotto il 28 giugno scorso e si è reso necessario quando la Bce ha deciso di interrompere i prestiti alle banche greche. Per una economia come quella greca, basata sostanzialmente sul cash - basti pensare che prima del capital control appena il 5 per cento del denaro circolava tramite carte di credito o strumenti simili – questo ha creato un enorme problema di liquidità. Gli unici soldi in circolazione erano quelli della Banca nazionale greca e, senza misure di controllo dei capitali appunto, non sarebbero bastati nemmeno per due settimane. Perciò il capital control è stato lo strumento utilizzato per fare accettare l’accordo a Tsipras: se non avesse firmato avrebbe dovuto trovare liquidità altrimenti. Non è stata solo una forma di pressione ma un vero e proprio strangolamento. Le banche sono rimaste chiuse 3 settimane, hanno riaperto subito dopo la firma del memorandum ma il ritorno alla normalità è stato lento e ancora oggi c’è un limite ai prelievi che si possono effettuare dal proprio conto corrente: 60 euro al giorno, con la possibilità di prelevare una volta sola alla settimana. In più non bisogna dimenticare che il capital control era stato introdotto anche a Cipro e, a due anni dall’esplosione della crisi, è ancora in vigore. Temo che in Grecia ci aspetti qualcosa di simile.

Quindi il capital control continua ad essere uno strumento di pressione sulla politica greca?
Certo, la liquidità è un problema. Le banche hanno una liquidità limitata quindi la quantità di denaro in generale che serve all’economia è limitata e questo è un po’ paradossale perché la Grecia non ha un problema di solvibilità, ci sono molti asset di valore nel paese.

Come giudica il ruolo della Bce in questa crisi?

La Banca centrale europea ha mostrato la sua vera faccia. E a dirlo non sono analisti di sinistra ma commentari autorevoli come il professore belga Paul De Grauwe. Il compito della Bce dovrebbe essere quello di salvaguardare la stabilità del sistema monetario e non quello di fare pressione sul governo greco. Non dobbiamo dimenticare che il programma di Quantitative easing varato da Mario Draghi era appena iniziato quando Syriza è arrivata al governo. La tendenza generale era quella di immettere liquidità nel sistema – 60 miliardi circa in prestiti agli istituti di credito – ma quando è stato il turno della Grecia hanno semplicemente detto di no.

Parliamo dell’ipotesi di Grexit: conosceva il piano B di Varoufakis?

Certo, il programma elettorale di Syriza faceva menzione della possibilità di lasciare l’euro come strumento di pressione sui negoziati. Ma molto presto è diventato chiaro che anche i creditori avevano un piano per spingere la Grecia fuori dall’euro. A quel punto è stato chiaro che uscire dall’euro non era una valida alternativa. Aggiungo che una delle difficoltà, in genere poco considerate, è lo scarso appoggio che questo governo ha trovato all’interno dell’apparato dello Stato. Il settore pubblico, a cui il governo in genere si appoggia, in Grecia è, soprattutto ai suoi vertici, strettamente connesso ai partiti mainstream. Quindi apparentemente tutti erano estremamente gentili, ma quando si trattava di richiedere un dossier, dei dati aggintivi o altro i tempi si dilatavano inesorabilmente, tutto diventava impossibile, e alla fine eri costretto a lasciare perdere.

La crisi, anche quella greca, non è stata uguale per tutti. Che conseguenze ha avuto sulla società?

I dati ci dicono che la disoccupazione è cresciuta, come anche la povertà, le disuguaglianze, la distribuzione del reddito e della ricchezza. Questo perché le misure prese per il consolidamento fiscale fin dal 2010 hanno colpito la classe media e la parte più povera della popolazione. Le tasse sono aumentate e i tagli hanno colpito la sanità, l’istruzione, le pensioni, il salario minimo. Quindi tutto è andato nella direzione di un approfondimento delle disuguaglianze. Ai livelli alti gli effetti della crisi sono stati limitati perché quei salari che si aggirano sui 200 mila euro all’anno non sono stati colpiti. Il governo di Tsipras, anche se alla fine è capitolato, ha provato ad alzare le tasse sui redditi più alti, ma la troika era contraria. Era parte del gioco anche questo, un modo per i creditori di chiarire che le èlite come loro non sarebbero state colpite dalle misure, perché le èlite lavorano insieme.

Quale è dunque la lezione della Grecia per parafrasare un suo recente intervento?

Non credo che la sinistra abbia realizzato davvero quanto forti e intransigenti e inflessibili i creditori siano. Tu sei convinto di avere a che fare con persone ragionevoli quindi ti aspetti di riuscire a negoziare qualcosa. Quello che scopri invece è che loro sono disposti a tutto, persino a tollerare un danno economico, piuttosto che concedere qualcosa. Quindi la prima lezione è che se la sinistra vuole combattere l’austerità deve essere consapevole che gli avversari non sono persone ragionevoli ma persone disposte a tutto. La lezione numero due è che le persone in generale devono essere a conoscenza del modo decisamente poco trasparente in cui le istituzioni operano. Infine: bisogna porsi il problema di come influenzare il processo decisionale in un modo o nell’altro. In questo senso anche stare all’opposizione è importante.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Commenti

Le sorprese della vita


Il voto non è mai stato il fondamento della democrazia.
Ecco perché i potenti hanno sempre fatto di noi popolani quel che hanno voluto.



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Le sorprese della vita
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Di recente alcuni politici, per farsi salvi dai continui scandali relativi alle loro gestioni, cominciano ad ammettere ciò che finora, tutti loro, si sono quardati bene dal confessare, per far credere fossero i detentori di un potere quasi assoluto, per far sì che le masse ignare li votassero convinti senza rivolgere lo sguardo altrove, laddove avrebbero visto che i politici contano solo una minima frazione del tutto.

E così udiamo il politico riconoscere le responsabilità e l'immenso potere del carrierista pubblico il quale, quando scade il mandato del politico, gli sopravvive intoccabile pur quando fa del suo peggio. Il politico se ne va, ligio al FONDAMENTO DEMOCRATICO del mandato temporaneo, il carrierista pubblico rimane, in osservanza al FONDAMENTO TIRANNICO dell'assunzione a vita. Nel silenzio di sudditi rimasti tali.


Di fatto i politici spesso si limitano a dare l'indirizzo politico ma, a concepire, costruire e redarre le leggi (che poi i politici non di rado firmano senza nemmeno leggere) sono gli assunti a vita nel pubblico impiego, i carrieristi pubblici, gli stranominati ma mai meglio qualificati burocrati. Allo stesso modo ad interpretare ed applicare tali leggi, una volta ratificate, non sono mica i politici bensì sempre loro: i burocrati, i carrieristi pubblici, gli assunti a vita nel pubblico impiego.

Pur i poteri dello Stato essendo dichiaratamente tre, pur i riflettori del Pianeta essendo tutti puntati sul primo dei tre:


1) POTERE LEGISLATIVO
2) POTERE ESECUTIVO
3) POTERE GIUDIZIARIO


nei fatti gli ultimi due poteri travalicano il primo nei modi più vari: perché gli sopravvivono, perché dominano gli impianti legali e le pubbliche strutture quasi fossero una loro proprietà. E perché ogni politico, come chiunque, subisce un massivo inculcamento, fin da bambino, dai carrieristi pubblici, i quali possono educarci seguendo loro propri interessi e scopi. Dall'inizio dell'era democratica, gli assunti a vita nel pubblico impiego hanno di fatto, nel buio sconsolato degli uffici in cui si sono autoreclusi a vita pur di comandare, mantenuto una tirannide che ha impedito l'evoluzione della cultura, quindi dell'economia, della politica e società.

I carrieristi pubblici hanno abbindolato le masse confondendole con una baraonda di "democrazie", di forme "democratiche" che hanno nascosto l'importanza fondamentale della TEMPORANEITÀ d'ogni ruolo pubblico, la quale soltanto apre la Res Publica ad una composta, ordinata, preparata e pure retribuita, partecipazione dei cittadini.

Solo una volontà perfida ha potuto focalizzare per decenni l'attenzione di media e sudditi sul solo potere legislativo e su di un voto che conta poco meno di nulla quando l'intero potere esecutivo e giudiziario è qualificato come "pubblico impiego", che non va soggetto all'unica legge della democrazia: dopo un po', te ne devi d'annà!

In realtà il contratto di lavoro del pubblico impiego non può avere alcuna validità perché non considera minimamente tutto questo. I pubblici impieghi, poteri e redditi sono un BENE COMUNE, una comproprietà appartenente all'intero popolo italiano e questo loro status giuridico richiede vadano condivisi, non potendo essere assegnati a vita ad una minoranza che in tal modo acquisisce un indebito privilegio e li trasforma in una res privata. Il contratto del pubblico impiego va riscritto totalmente.


Quanto denaro ci sono costati, nei settant'anni di un'era che doveva essere democratica, caterve di esperti, professionisti, scienziati e specialisti della democrazia? Quanti convegni, quante pubblicazioni, quante parole sono state profuse da costoro al solo scopo di impedire che i cittadini cogliessero l'importanza della TEMPORANEITÀ e potessero quindi accedere, come loro competeva, alla Res Publica? Quanto abbiamo lavorato, quanto abbiamo faticato, per pagare costoro mentre ci nascondevano tutto ciò?

Son trascorsi 46 anni dalla nascita di Internet e dallo sbarco sulla Luna. In quest'era della razionalità è semplicemente vergognoso non venga ancora affrontato l'anacronismo di una democrazia che può beneficiare col suo mandato temporaneo solo uno dei tre poteri dello Stato mentre gli altri due sono ancora dati a vita. E' sì arduo liberarsi dell'IMPRINTING di chi t'ha preso da piccolo e t'ha messo in testa un'IDEA STORICA della democrazia celandoti l'IDEA SCIENTIFICA di essa. Tuttavia basta lavorare un po' su di sè, basta osservare e ragionare con la propria testa. E tutto si chiarirà. La democrazia non è altro che condivisione della Res Publica.


Le sorprese della vita ... Quando pare che non ci sia più nulla da dire e da scoprire, ecco che bisogna rimettere tutto in discussione


Danilo D'Antonio
339 5014947

civilmente, legalmente, pacificamente,
avviamo una armonica rotazione sociale

Apparato Pubblico Democratico
http://hyperlinker.com/ars/

Il Calendario della Terra
http://hyperlinker.com/tec/













Ignoranza

@Tullio Marra
Al 10%. Per il restante 90%, stando strettamente al contenuto dell'articolo, il tuo commento è affatto strampalato e/o denota un'ignoranza del funzionamento della struttura UE (BCE inclusa), purtroppo molto diffusa.
In merito a quest'ultima, per dare un'idea sicuramente parziale ma rispondente al vero della natura "corrotta" dell'UE, allego:
Allegato alla Petizione al Parlamento europeo: la Bce non rispetta il suo statuto
http://vincesko.ilcannocchiale.it/post/2821720.html oppure (se in avaria)
http://vincesko.blogspot.it/2015/03/allegato-alla-petizione-al-parlamento.html


Grecia ottiene ancora credito

Avrete finalmente capito il significa intrinseco di "Pianto Greco".

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