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Il governo bunga-bunga e la protesta dentro il Pd

25/04/2013

Che succede a un partito di centro-sinistra quando fa compromessi indecenti con la destra? L’abbandono della base e il declino elettorale sono le lezioni delle esperienze di Psi e Pasok

Mentre i vertici di Pd e Pdl cercano accordi di governo, attivisti del Pd in tutto il paese occupano sedi del loro partito, si autoconvocano, bruciano le loro tessere in pubblico o le restituiscono in privato. Se certamente l’oscenità di un governo del bunga-bunga a guida pidina è (o sarebbe?) circostanza storicamente unica, non è invece la prima volta che si formano, dentro e attorno a partiti di centro-sinistra, movimenti di opposizione a quelli che vengono considerati da chi protesta come compromessi indecenti, perché snaturanti rispetto a una identità sentita come collettiva.

Gli effetti di questi movimenti sono stati diversi, a seconda della loro forza nella base del partito così come della presenza di potenziali alleati ai vertici. Se talvolta quei partiti si sono infatti rinnovati, aprendosi alle domande dal basso, in altri casi c’è stata invece una chiusura, con almeno due effetti disgreganti: abbandono da parte degli attivisti delusi e declino in termini elettorali.

La perdita degli attivisti – spesso considerati con fastidio dai vertici – ha in genere conseguenze nefaste per l’organizzazione, abbassando le barriere rispetto alle motivazioni opportunistiche di chi entra in politica per migliorare la propria condizione economica, e allontanando invece quelli che vedono nella politica un bene comune. Il caso che meglio illustra l’implosione del partito senza più attivisti è quello del Psi. La decisione di partecipare, nel 1963, al primo governo di centro-sinistra porterà, l’anno successivo, all’uscita dell’ala, minoritaria ai vertici, ma fortemente attiva, che fonderà il Partito Socialista di Unità Proletaria. Al declino elettorale (dal 20% del dopoguerra, il Psi si dimezzerà in termini elettorali), seguirà una profonda degenerazione del partito stesso, frammentato in protettorati di politici rampanti, in un contesto di corruzione sempre più diffusa, che minerà l’identità di sinistra del partito, fino alla sua scomparsa a seguito degli scandali emersi nel 1992. Come nel caso del Psi italiano, anche in quello del greco Pasok, il Partito socialista panellenico, lo spostamento a destra, fino al sostegno a un governo di grande coalizione, si è intrecciato a un crollo elettorale di dimensioni drammatiche. Un partito che aveva il 47% dei voti negli anni novanta raggiungerà appena il 12% nelle elezioni del 2012, passando da primo a terzo partito nel paese, mentre a competere con la destra resta la Coalizione della sinistra radicale, Syriza, che riuscirà ad occupare lo spazio abbandonato a sinistra dal Pasok.

Psiup e Syriza sono interessanti illustrazioni delle potenzialità in termini di politica elettorale che l’implosione dei partiti di centro-sinistra può aprire alla sinistra. Il Psiup ha rappresentato un onesto tentativo di difendere un’identità socialista di sinistra, con aperture ai movimenti che si svilupparono alla fine degli anni sessanta. Non a caso, il partito guadagnerà sostegno elettorale da quelle proteste, raggiungendo quasi il 5% alle elezioni politiche del 1968. La struttura organizzativa del partito rimarrà comunque ancorata a un centralismo democratico che ne limiterà la capacità di attrazione per gli attivisti dei movimenti, che nel frattempo sperimentano forme organizzative più decentrate e partecipate. Dopo l’insuccesso elettorale del 1972, il partito si dividerà infatti tra adesioni al Pci e allontanamenti dalla politica partitica verso quella dei movimenti.

Molto diversa sembra invece l’evoluzione di Syriza che, nata nella tradizione della sinistra radicale, si trasformerà profondamente dal punto di vista organizzativo, riprendendo dal movimento degli indignados istanze di orizzontalità, pluralità e inclusione dal basso. Il 27% degli elettori greci voterà Syriza nelle seconde elezioni del 2012 (erano stati solo il 4,6% nel 2009), premiando non solo una coerente opposizione alle politiche di austerity, ma anche una trasformazione nelle forme e nei modi del far politica del partito, che lo porterà ad aprirsi ben al di là della tradizionale base dei partiti della sinistra radicale. Se è difficile dire in che misura il modello organizzativo proposto da Syriza sia applicabile al caso italiano, certamente le opportunità che il prevedibile declino elettorale del centro-sinistra, compromesso col Caimano, aprono a un’opposizione di sinistra non potranno essere colte senza una profonda trasformazione nella concezione stessa della politica.

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Commenti

I movimenti e lo Psiup

Ho militato nello Psiup, insieme a tanti studenti di Sociologia a Trento, fra i quali mi piace ricordare qui l'amico Mauro Rostagno. Uno degli elementi che ci portò ad uscire dallo Psiup nell'estate del 68 fu l'invasione della Cecoslovacchia. Insieme a Mauro ed altri compagni ero allora nella segreteria provinciale di Trento. Fino a quell'estate, pur coscienti della natura burocratica del partito, rimanemmo dentro sia perchè ci riconoscevamo nelle posizioni di Problemi del socialismo, di Pino Ferraris, delle federazioni venete, etc., sia perchè - a partire da quelle posizioni più "laiche"- ci fu possibile stabilire rapporti con molti intellettuali, giovani e meno giovani (il gruppo di Falcemartello, Edoarda Masi, Merli, etc.) che rappresentavano filoni di un pensiero critico molto vivo che sicuramente c'influenzò tantissimo.
Tutto ciò poi divenne parte della miscela esplosiva che poi portò alla deflagrazione del '68 trentino.
Il punto di rottura -ripeto- su l'invasione della Cecoslovacchia. La nostra però fu una modalità di uscita silente. Eravamo d'accordo con il documento dell'SDS tedesca, che uscì poco dopo su quaderni Piacentini. Ma non dicemmo nulla: semplicemente non andammo più alle riunioni; e poco tempo dopo cominciammo a militare nei gruppi della sinistra rivoluzionaria.
Se l'invasione della Cecoslovacchia fosse avvenuta prima delle elezioni del giugno 68 a mio avviso lo Psiup non avrebbe avuto quel risultato: e la sua rapida obsolescenza alle elezioni successive sta a dimostrarlo.
Più interessante, anche perchè più vicino a noi, è il confronto con la Grecia e Siriza.

PSI PSIUP

Ricorrono spesso in questi tempi,a spiegazione di quanto avviene oggi nella sinistra italiana,dei riferimenti storici che mi sembrano come minimo azzardati e che comunque essendo inseriti in contesti totalmente differenti non aiutano a capire la situazione attuale.Tantomeno mi sembra pertinente quanto avvenuto negli anni 60 e 70 nel socialismo italiano.La graduale decisione del Psi di entrare a far parte di un governo di centro sinistra comporto' l'alleanza con partiti come PSDI e PRI che non si possono certo definire di destra e soprattutto con la Democrazia Cristiana,partito complesso,certo rispondente alle esigenze delle gerarchie vaticane e alla politica di potenza degli USA,ma che sostanzialmente dal punto di vista sociale si poteva definire un partito di mediazione.Alla questa scelta,almeno all'inizio,aderi' convintamente anche Riccardo Lombardi Fu un generoso tentativo di aumentare il tasso di presenza della sinistra nell'esecutivo,che certo fu pagato in termini elettorali.
Vale la pena di ricordare pero' come il partito socialista in Italia e' sempre stato,al contrario di altri paesi europei,un partito fragile,con molte anime,che ebbe le sue responsabilita' nei confronti dell'avvento del fascismo.Il declino elettorale era gia' in corso. La rottura all'interno con la sinistra si verifico' del resto molto prima nel 56,in quanto questa componente,chiamata carrista,sciaguratamente appoggio' l'invasione sovietica dell'Ungheria (Vecchietti,Valori,Libertini ecc.).I risultati positivi del centro sinistra vi furono,non serve ricordarli.Del resto al Pci era precluso il governo dalla divisione del mondo.Quanto al Psiup duro' pochissimo,nonostante la presenza di personalita,e che non ebbe molto a che fare con i movimenti di allora

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