Ultimi articoli nella sezione

08/12/2015
COP21, secondo round
di Lorenzo Ciccarese
03/12/2015
Lavoro, la fotografia impietosa dell'Istat
di Marta Fana
01/12/2015
La crisi dell’università italiana
di Francesco Sinopoli
01/12/2015
Parigi, una guerra a pezzi
di Emilio Molinari
01/12/2015
Non ho l'età
di Loris Campetti
30/11/2015
La sfida del clima
di Gianni Silvestrini
30/11/2015
Il governo Renzi "salva" quattro istituti di credito
di Vincenzo Comito
alter
capitali
italie
globi

Europei, alzate la testa

23/05/2014

Dentro o fuori/Con l'austerity l'Europa è entrata in una nuova fase storica, caratterizzata dall' "espulsione" delle persone dalle condizioni economiche e sociali più fragili. È un processo analogo alla "pulizia etnica", in cui gli elementi problematici della popolazione vengono semplicemente eliminati

Perché l'Europa ha gestito la crisi di questi anni nel modo in cui l'ha fatto? L'obiettivo era salvare la finanza, le multinazionali e la classe politica – a spese dei lavoratori, delle piccole imprese e delle economie locali. In sostanza, la strategia è stata quella di tutelare i proprietari di grandi capitali e di scaricare i costi sul 20-30% più povero della società. La storia degli ultimi vent'anni è fatta di aumento dei profitti, caduta delle tasse sulle imprese e gonfiarsi dei deficit pubblici.

La tesi del mio ultimo libro, Expulsions: brutality and complexity in the global economy, è che siamo entrati in una nuova fase storica, caratterizzata dall' "espulsione" delle persone dalle condizioni economiche e sociali precedenti, dai loro progetti di vita, dalla loro esclusione dal "contratto sociale" che era al centro delle democrazie liberali. È molto più di un aumento nelle disuguaglianze e nella povertà. Non è un fenomeno ancora pienamente visibile, e non è una condizione che riguardi la maggioranza delle persone. Si tratta però della generalizzazione di condizioni estreme finora presenti solo ai margini del sistema, spostamenti che non sono ancora individuati dalle statistiche tradizionali. Le classi medie impoverite possono vivere ancora nelle stesse belle case di prima, ma dietro la facciata crescono povertà e disperazione, si trovano costrette a vendere i loro beni per pagare il mutuo, i figli adulti non possono andare via di casa.

La Grecia, la Spagna e il Portogallo sono la dimostrazione di quanto un'economia si possa contrarre in poco tempo e mostrano la tendenza generale al ridimensionamento dello spazio dell'economia nei paesi avanzati. Si parla di «bassa crescita e alta disoccupazione», ma questi termini sono troppo vaghi per descrivere il diffondersi di condizioni estreme a cui assistiamo in tutti i paesi.

In realtà, stiamo assistendo a una ridefinizione di quella che è "l'economia". I disoccupati che perdono tutto si ritrovano al di fuori di quella che è considerata "l'economia", e vengono esclusi dalle statistiche dei senza lavoro. Lo stesso vale per i piccoli imprenditori che perdono tutto e si suicidano. O per i professionisti e laureati che abbandonano i loro paesi o l'Europa. Questi fenomeni ridimensionano lo spazio dell'economia, escludendo i più fragili. È un processo di espulsione analogo alla "pulizia etnica", in cui gli elementi problematici della popolazione vengono semplicemente eliminati. Quello che rimane dell'economia – perfino in Grecia e Portogallo – può essere presentato come «sulla via della ripresa», ed è questa la narrazione che offrono in Europa Fondo monetario e Banca centrale europea, le uniche voci ascoltate.

Una seconda caratteristica delle politiche europee è stata quella di presentare tutti i paesi in crisi come «casi unici». La Grecia era un paese povero con altissima evasione fiscale e inefficienza burocratica. Il Portogallo e la Spagna erano anch'essi casi estremi, ma per motivi diversi. Non è così. Gli stessi fenomeni che sono estremi in questi paesi sono diffusi in tutta Europa: si tratta delle condizioni strutturali della fase del capitalismo apertasi negli anni ottanta. I pesantissimi tagli alla spesa sociale, il crollo dell'occupazione e l'aumento delle imposte in Grecia e Spagna sono i segni di una profonda ristrutturazione, che in misura minore sta avvenendo in tutta l'eurozona, e anche in paesi come gli Stati Uniti.

Un aspetto chiave di questo processo è il tentativo di tener in piedi l'economia privata eliminando le spese eccessive legate al contratto sociale. Il rimborso del debito e l'austerità sono meccanismi che impongono disciplina e tutelano le imprese, ma non fanno crescere produzione e occupazione. Qualunque sia la logica che divide in Europa vincitori e vinti, essa lacera profondamente il tessuto sociale ed economico di un paese: negli ultimi anni la produzione è crollata in tutto il Sud Europa, smentendo l'idea secondo cui il l'austerità favorisca la crescita. E i dati dimenticano i tanti che sono oggi esclusi dell'economia formale.

Il nuovo libro di Saskia Sassen, «Expulsions: brutality and complexity in the global economy» sarà pubblicato in Italia da Il Mulino

La riproduzione di questo articolo è autorizzata a condizione che sia citata la fonte: old.sbilanciamoci.info.
Vuoi contribuire a sbilanciamoci.info? Clicca qui

Commenti

Pulizia etnica

Bene, quando su questo sito ho usato l'espressione euronazisti sono stato cosparso di ironia o insulti. Adesso si parla, in questo articolo, di "pulizia etnica". Bene, dopo il risultato di ieri la pulizia non avrà più ostacoli: licenziamenti di massa (anche nella pubblica amministrazione: 250mila se ne andranno a casa... dopo una bella "fiammata" dello spread), totale privatizzazione dei servizi pubblici (acqua compresa), trivellazioni in mare e in terra, vendita di qualunque cosa possa essere venduta, sanità a pagamento... Grazie, italiani!

I poverelli

a Predare i poveretti alla fine si diventa poveri, assicurando loro un certo benessere si preda per sempre.

eZ Publish™ copyright © 1999-2015 eZ Systems AS