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Tutti i numeri delle regioni al voto

24/03/2010

Lavoro, rifiuti, energia, qualità della vita. Le pagelle delle nostre regioni con i voti "sostenibili" del Quars. E i dati su quel che è successo negli ultimi anni

Come si vive in Italia? È questa la domanda a cui da sette anni la campagna Sbilanciamoci! cerca di rispondere attraverso l’indice di qualità regionale dello sviluppo (QUARS). Infatti da diverso tempo si è imposta all’attenzione l’idea che il benessere di un Paese o di una società possa essere misurato attraverso parametri non esclusivamente economici. L’equazione crescita economica = benessere è stata messa in discussione e, insieme ad essa, la convinzione che il Pil sia il parametro di riferimento per qualsiasi valutazione sul benessere di una collettività. Il Pil misura la ricchezza delle nazioni, è vero, ma non dà nessuna informazione sulla qualità sociale di un territorio, sulla sostenibilità ambientale, né sulla dimensione di equità e di ridistribuzione delle risorse.

In questo contesto si inserisce il lavoro della campagna Sbilanciamoci! e la decisione di realizzare il QUARS, un indicatore che tenta di coniugare diversi aspetti dello sviluppo al fine di ottenere una classifica delle regioni italiane che premi quelle in cui lo sviluppo economico è accompagnato a un elevato benessere, inteso come qualità ambientale e sociale. Leggere questi dati alla vigilia delle elezioni regionali assume una particolare importanza, in quanto essi offrono una lettura della realtà utile al policy maker nel momento di programmazione e identificazione delle sfide più rilevanti da affrontare nel prossimo quinquennio.

Per le dimensioni che concorrono a formare il QUARS abbiamo attribuito dei voti alle regioni in modo da consegnare ai cittadini delle “pagelle”, che consentano di valutare in modo semplice e immediato la situazione del proprio territorio. Raggiungono la sufficienza quelle regioni che ottengono un valore migliore o uguale alla media dei valori complessivi. Questo non vuole certo significare che nel loro complesso esse raggiungano la sufficienza in tutti gli aspetti che prendiamo in considerazione, ma semplicemente che il dato medio viene utilizzato come benchmark per poter valutare le regioni.

 

 

 

 

Regione

 

 

AMBIENTE

 

 

ECONOMIA E LAVORO

 

 

DIRITTI E CITTADINANZA

 

 

SALUTE

 

 

ISTRUZIONE E CULTURA

 

 

PARTECIPAZIONE

 

 

Piemonte

 

 

6.5

 

 

7--

 

 

6.5

 

 

6

 

 

6

 

 

6

 

 

Lombardia

 

 

5.5

 

 

6+

 

 

6-

 

 

6.5

 

 

6

 

 

7

 

 

Veneto

 

 

6

 

 

7+

 

 

6+

 

 

7

 

 

6--

 

 

6.5

 

 

Liguria

 

 

6--

 

 

6.5

 

 

6

 

 

6

 

 

6.5

 

 

6

 

 

Emilia-Romagna

 

 

6

 

 

7

 

 

7

 

 

7

 

 

7

 

 

7-

 

 

Toscana

 

 

6.5

 

 

7

 

 

5.5

 

 

7--

 

 

7-

 

 

6.5

 

 

Umbria

 

 

6

 

 

6+

 

 

6+

 

 

7--

 

 

7-

 

 

6

 

 

Marche

 

 

6

 

 

7--

 

 

7--

 

 

7--

 

 

6.5

 

 

6+

 

 

Lazio

 

 

5.5

 

 

5.5

 

 

6--

 

 

6

 

 

7+

 

 

6

 

 

Campania

 

 

5

 

 

4.5

 

 

4.5

 

 

5

 

 

5+

 

 

5

 

 

Puglia

 

 

5.5

 

 

5.5

 

 

6--

 

 

5.5

 

 

5+

 

 

5

 

 

Basilicata

 

 

7

 

 

5

 

 

5

 

 

6--

 

 

5.5

 

 

5.5

 

 

Calabria

 

 

6-

 

 

4

 

 

5.5

 

 

5.5

 

 

5.5

 

 

4.5

 

 

 

La pagella finale mostra un risultato apparentemente scontato: promosse le regioni del Centro-Nord con qualche rimandato, bocciate quelle del Mezzogiorno.1 In apparenza niente di nuovo sotto il sole! Tuttavia va ricordato che regioni in cui si concentra la ricchezza del paese, come la Lombardia, evidenziano alcune performance negative relativamente alla qualità dello sviluppo e della vita e altre regioni, come la Puglia, con un reddito pro capite molto inferiore e partendo da una situazione socio-economica negativa, hanno saputo in questi anni migliorare le loro posizioni nella classifica del QUARS.

Per questo motivo, al di là della fotografia che emerge dalle pagelle sulle dimensioni a livello macro, appare interessante focalizzare l’attenzione su alcuni indicatori di particolare rilevanza per la qualità del benessere di un territorio. Questi fanno parte del set elaborato per la costruzione del QUARS, e attraverso la loro variazione nel tempo è possibile valutare cosa è successo negli ultimi quattro anni.

La raccolta differenziata e la produzione di energia da fonti rinnovabili sono pratiche importantissime di cui è necessaria e urgente un’implementazione efficace, diretta ad arginare gli effetti negativi derivanti dell’immissione di inquinanti e rifiuti nell’ambiente. In generale entrambi gli indicatori mostrano segnali di miglioramento: la quota di raccolta differenziata è passata dal 22.7% del 2004 al 27.4% del 2007, un risultato positivo ma ancora troppo basso, soprattutto se si considera che l’obiettivo da raggiungere nel 2007 era del 40%. Ottimi i risultati del Lazio e della Basilicata, con un aumento della raccolta differenziata di oltre il 40%, mentre per quanto riguarda l’energia prodotta da fonti rinnovabili è eccezionale la performance della Puglia che, nel periodo considerato, ha più che raddoppiato la propria produzione di energia pulita.

 

 

 

 

 

 

 

Raccolta differenziata dei rifiuti urbani

 

 

Energia prodotta da fonti rinnovabili

 

 

 

 

 

Rifiuti urbani oggetto di raccolta differenziata sul totale dei rifiuti urbani 8%)

 

 

GWh di energia prodotta da fonti rinnovabili su GWh prodotti in totale (%)

 

 

 

 

 

2004

 

 

2007

 

 

2004/2007

 

 

2004

 

 

2008

 

 

2004/2008

 

 

Piemonte

 

 

32.8

 

 

44.8

 

 

36.3

 

 

35.5

 

 

24.6

 

 

-30.7

 

 

Lombardia

 

 

40.9

 

 

44.5

 

 

8.8

 

 

20.8

 

 

22.9

 

 

10.2

 

 

Veneto

 

 

43.9

 

 

51.4

 

 

17.1

 

 

15.7

 

 

27.3

 

 

74.0

 

 

Liguria

 

 

16.6

 

 

19.0

 

 

14.1

 

 

2.1

 

 

2.5

 

 

16.4

 

 

Emilia-Romagna

 

 

29.7

 

 

37.0

 

 

24.3

 

 

6.7

 

 

7.3

 

 

8.9

 

 

Toscana

 

 

30.9

 

 

31.3

 

 

1.4

 

 

35.4

 

 

34.2

 

 

-3.4

 

 

Umbria

 

 

20.2

 

 

25.0

 

 

23.5

 

 

28.7

 

 

26.0

 

 

-9.3

 

 

Marche

 

 

16.2

 

 

21.0

 

 

29.2

 

 

14.7

 

 

14.0

 

 

-4.8

 

 

Lazio

 

 

8.6

 

 

12.1

 

 

40.8

 

 

7.3

 

 

9.8

 

 

33.9

 

 

Campania

 

 

10.6

 

 

13.5

 

 

27.9

 

 

23.1

 

 

13.3

 

 

-42.6

 

 

Puglia

 

 

7.3

 

 

8.9

 

 

22.2

 

 

2.8

 

 

5.8

 

 

110.6

 

 

Basilicata

 

 

5.7

 

 

8.1

 

 

41.4

 

 

30.5

 

 

36.2

 

 

18.7

 

 

Calabria

 

 

9.0

 

 

9.1

 

 

1.3

 

 

28.4

 

 

12.7

 

 

-55.2

 

 

Italia

 

 

22.7

 

 

27.5

 

 

21.3

 

 

18.7

 

 

19.0

 

 

1.5

 

 

 

Esaminando i meccanismi di esclusione sociale e la situazione del mercato del lavoro emerge come in Italia la povertà e la disoccupazione siano in crescita: i dati sulla povertà evidenziano un peggioramento in ben 10 regioni su 13 e un aumento del tasso di disoccupazione dello 0,1%. La crisi sembra aver colpito in maniera evidente le regioni del Nord e del Centro, che hanno registrato aumenti sensibili del tasso di disoccupazione. Al contrario le regioni del Sud presentano valori in diminuzione, che tuttavia restano ancora troppo più elevati rispetto alla media nazionale. Ottimo il risultato della Puglia, che vede una diminuzione del tasso di disoccupazione di ben 2 punti percentuali che si accompagna ad una riduzione della povertà oltre il 20%. La Lombardia al contrario registra il primato nell’aumento della povertà, +37.4%, e un incremento sensibile del livello di disoccupazione, che si attesta al 5,4% nel 2009 (ultimi dati Istat disponibili). Per quanto riguarda la partecipazione delle donne al mercato del lavoro, l’assottigliamento a livello nazionale della differenza fra il tasso di attività maschile e femminile è certamente un segnale positivo, tuttavia permangono situazioni ancora fortemente diseguali nel Mezzogiorno con punte di oltre il 30% in Puglia e Campania. Insieme alla Puglia, anche la Basilicata presenta un aumento del differenziale fra i tassi di attività, che diventa quindi una sfida importante per queste regioni.

 

 

 

 

 

Indice di povertà regionale (popolazione)

 

 

Tasso di disoccupazione

 

 

Differenza tra tasso di attività maschile e femminile

 

 

 

 

 

Popolazione che vive in famiglie al di sotto della soglia di povertà (%)

 

 

Persone in cerca di occupazione in età 15 anni e oltre sulle forze di lavoro nella corrispondente classe di età (%)

 

 

Differenza assoluta fra tasso di attività maschile e tasso di attività femminile in età 15-64 anni (%)

 

 

 

 

 

2004

 

 

2008

 

 

2004/2008

 

 

2005

 

 

2009

 

 

2005/2009

 

 

2004

 

 

2008

 

 

2004/2008

 

 

Piemonte

 

 

6.7

 

 

7.7

 

 

14.6

 

 

4.7

 

 

6.8

 

 

44.7

 

 

18.8

 

 

15.5

 

 

-17.4

 

 

Lombardia

 

 

3.7

 

 

5.1

 

 

37.4

 

 

4.1

 

 

5.4

 

 

31.7

 

 

19.5

 

 

19.0

 

 

-2.4

 

 

Veneto

 

 

5.0

 

 

5.4

 

 

8.2

 

 

4.2

 

 

4.8

 

 

14.3

 

 

21.9

 

 

20.3

 

 

-7.4

 

 

Liguria

 

 

7.7

 

 

8.7

 

 

12.2

 

 

5.8

 

 

5.7

 

 

-1.7

 

 

19.0

 

 

17.2

 

 

-9.5

 

 

Emilia-Romagna

 

 

3.5

 

 

4.7

 

 

35.8

 

 

3.8

 

 

4.8

 

 

26.3

 

 

14.9

 

 

15.2

 

 

1.7

 

 

Toscana

 

 

5.1

 

 

6.6

 

 

31.1

 

 

5.3

 

 

5.8

 

 

9.4

 

 

19.3

 

 

16.6

 

 

-14.2

 

 

Umbria

 

 

8.4

 

 

7.2

 

 

-14.3

 

 

6.1

 

 

6.7

 

 

9.8

 

 

17.5

 

 

15.5

 

 

-11.4

 

 

Marche

 

 

7.8

 

 

6.5

 

 

-15.5

 

 

4.7

 

 

6.6

 

 

40.4

 

 

17.6

 

 

17.1

 

 

-3.1

 

 

Lazio

 

 

8.8

 

 

9.8

 

 

10.2

 

 

7.7

 

 

8.5

 

 

10.4

 

 

22.6

 

 

22.0

 

 

-2.7

 

 

Campania

 

 

26.9

 

 

28.3

 

 

5.2

 

 

14.9

 

 

12.9

 

 

-13.4

 

 

32.7

 

 

32.0

 

 

-2.1

 

 

Puglia

 

 

26.6

 

 

21.0

 

 

-20.8

 

 

14.6

 

 

12.6

 

 

-13.7

 

 

33.4

 

 

34.4

 

 

2.9

 

 

Basilicata

 

 

28.5

 

 

29.6

 

 

3.8

 

 

12.3

 

 

11.2

 

 

-8.9

 

 

28.1

 

 

29.2

 

 

4.1

 

 

Calabria

 

 

27.1

 

 

28.4

 

 

4.7

 

 

14.4

 

 

11.3

 

 

-21.5

 

 

29.6

 

 

27.6

 

 

-6.8

 

 

Italia

 

 

13.1

 

 

13.6

 

 

4.1

 

 

7.7

 

 

7.8

 

 

1.3

 

 

23.9

 

 

22.8

 

 

-4.6

 

 

A parte gli aspetti economici che caratterizzano il fenomeno dell’esclusione sociale, un reddito e un lavoro dignitosi non fanno di per sé un sistema inclusivo: è fondamentale che esista un sistema integrato di “servizi di prossimità” in grado di dare risposte ad esigenze diversificate tuteli i cittadini e in particolare i soggetti più esposti al rischio di emarginazione e di esclusione sociale, garantendo alcuni diritti e alcuni servizi essenziali. La dimensione relativa ai servizi di assistenza domiciliare integrata (Adi) è quella in cui avviene un’interazione fra le attività sanitarie e quelle socio-assistenziali, quindi fra Sanità e Welfare, ed è quindi a pieno titolo un aspetto correlato allo sviluppo di servizi di assistenza territoriale, di norma più flessibili e più efficaci di quella ospedaliera. La diffusione sul territorio del servizio di Adi agli anziani è un indicatore utile per misurare le politiche attuate in materia di servizi essenziali, ma anche aspetti di accessibilità e qualità del servizio, visto che l’assistenza domiciliare rappresenta una modalità avanzata ed efficiente di erogazione dei servizi di cura all’anziano rispetto a quelle tradizionali. L’obiettivo del 3,5 per cento (fissato dai “livelli essenziali di prestazioni civili e sociali”) risulta ancora lontano per alcune regioni italiane, tuttavia il trend positivo rivela come lo sviluppo di un sistema integrato stia avvenendo in quasi tutte le regioni. Per quanto riguarda la quota di giovani che interrompono la frequenza della scuola secondaria superiore si tratta di un indicatore utile a monitorare l’efficacia degli interventi di policy in materia di istruzione: è di fondamentale importanza garantire un livello adeguato di istruzione e quindi il completamento dell’obbligo scolastico da parte di tutti i ragazzi. Da questo dato arrivano segnali positivi: si assiste a una diminuzione della quota di ragazzi fuoriusciti dal sistema scolastico in quasi tutte le regioni, a eccezione della Lombardia e della Toscana. Il dato dell’Umbria, imputabile alla mobilità territoriale, è quello che ha fatto registrare i miglioramenti più evidenti (cfr. tabelle nel file allegato).

 

Anche la presenza di luoghi di diffusione e di promozione della cultura e la partecipazione dei cittadini alle attività della società civile rappresentano fattori di qualità della vita di un territorio che troppo spesso vengono tralasciati negli approcci “tradizionali”. La presenza diffusa delle biblioteche sul territorio rappresenta uno strumento per garantire ai cittadini un livello di crescita culturale adeguato e accessibile a tutti. Dal Nord al Sud del paese i dati mostrano segnali positivi: in forte crescita il numero di biblioteche soprattutto in Liguria, Marche, Basilicata. La partecipazione da parte dei cittadini ad attività sociali è uno dei fattori che più comunemente misurano il capitale sociale di un territorio, l’impegno civile e la presenza di valori condivisi. Nel complesso i dati sulle attività di volontariato mostrano un aumento della partecipazione in quasi tutte le regioni. I segnali più positivi arrivano da Calabria, Basilicata, Lazio ed Emilia-Romagna (cfr. tabelle nel file allegato in pdf).

Gli indicatori presentati chiamano in causa da una parte le politiche pubbliche messe in campo e dall'altra la realtà sociale, economica ed ambientale dei territori così come si è andata configurando in questi ultimi anni. Le “pagelle” di Sbilanciamoci! servono a identificare le priorità e le sfide che i prossimi governi regionali dovranno affrontare per migliorare la qualità del benessere e della vita nelle regioni italiane.

Uscire dalla dittatura del Pil non è facile, eppure è necessario che l’utilizzo degli indicatori di benessere come strumenti indispensabili di indirizzo e monitoraggio delle politiche pubbliche locali entri a pieno titolo nell’agenda politica del paese. Perché è proprio sulle politiche che si giocherà la partita del benessere e della sostenibilità.

(Nota: Tutti i dati contenuti nel presente articolo sono di fonte ISTAT)

 

1 Per approfondimenti sulle singole dimensioni, cfr. Note Rapide – Speciale Elezioni su old.sbilanciamoci.org

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