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La bufala del 5 per mille alle vittime del terremoto

13/04/2009

Una trovata che sposta soldi dai volontari ai terremotati. Oppure dallo Stato allo Stato. La ricostruzione comincia con una partita di giro

Tra qualche giorno, compilando la dichiarazione dei redditi, forse avremo la possibilità di donare il 5 per mille delle nostre tasse ai terremotati d'Abruzzo. Solidarietà, tempestività, soldi che vanno dalle tasse a chi ne ha bisogno: cosa c'è di meglio, per fare qualcosa di utile? Eppure, le cose non stanno proprio così, e dietro l'apparenza buonista del 5 per mille all'Abruzzo si cela più di un'insidia. Tanto per cominciare: il 5 per mille non è una tassa in più, è la destinazione di una piccola quota delle nostre tasse a soggetti che operano nello spazio del volontariato e della ricerca scientifica. In più, l'anno scorso si era aggiunta la possibilità di dare il 5 per mille anche al proprio Comune per progetti sociali. Dunque, destinando il 5 per mille ai terremotati non si hanno soldi “nuovi” (“veri”, direbbe Marcegaglia), ma si spostano fondi. Lo spostamento può avere due direzioni: 1) dal mondo del non profit ai terremotati; 2) dallo Stato ai terremotati. Vediamo come.

Nel 2006 – ultimo anno di cui si hanno i dati e i conteggi precisi – il 61% dei contribuenti ha espresso la sua scelta sul 5 per mille, per una somma totale di 400 milioni. Si tratta di una manifestazione di volontà molto ampia, rispetto a quella dei “cugini” dell'8 per mille: nel caso del finanziamento delle confessioni religiose, infatti, si esprime normalmente meno del 40% dei contribuenti che presentano la dichiarazione dei redditi. Se all'interno di quel 61% ci sarà un moto di solidarietà verso i terremotati, e dunque un cambiamento della scelta, questo andrà – per forza di cose – a scapito del volontariato, della ricerca, del non profit: molte delle associazioni della lunga lista del 5 per mille sono impegnate proprio in Abruzzo in questo momento, altre si occupano di altri drammi sociali, altre integrano la scarsa presenza dello Stato nella ricerca scientifica. Ci si potrebbe chiedere se, invece di spostare risorse dalla Croce Rossa o dalla ricerca contro il cancro ai terremotati (per fare solo due esempi) non sarebbe meglio spostarle dai proprietari di ville (che non pagano più l'Ici) a chi non ha più la casa.

C'è una seconda possibilità: che tutti i “dichiaranti” del 5 per mille mantengano la scelta fatta negli anni scorsi, e all'Abruzzo vadano altre risorse, provenienti da coloro che non mettevano nessuna firma al 5 per mille, o da coloro che, non presentano affatto la dichiarazione dei redditi, per manifestare la volontà sul proprio 5 per mille dovrebbero mandare un modulo apposito all'Agenzia delle Entrate (una strada poco usata per l'8 per mille, tant'è che adesso si è introdotta anche la possibilità di inviare la richiesta in via telematica dai Caf). Si può anzi supporre che – al contrario di quanto succede per l'8 per mille, dove come si sa il meccanismo di ripartizione premia comunque la confessione maggioritaria – lo Stato si attivi per far esprimere a tutti la propria scelta, e altrettanto facciano i Caf, i patronati, etc. In tal caso, i fondi si sposterebbero da un capitolo all'altro del bilancio dello Stato: il 5 per mille “aggiuntivo” (poniamo, 2-300 milioni) andrebbe tolto dal gettito generale e messo nel capitolo “terremotati d'Abruzzo”. In fondo, è quel che qualsiasi Stato civile dovrebbe fare, di fronte a una sciagura del genere: prendere i soldi delle tasse e metterli lì. Ma in questo caso si tratta tutto sommato di pochi soldi, e - soprattutto - non sono risorse aggiuntive, dunque il problema del finanziamento – con altre tasse, o tagli di spesa o debito - resta immutato.
Si dirà: però così si fa prima, le tasse le paghiamo adesso, e mandiamo subito i soldi in Abruzzo. Ma anche questa è un'illusione ottica. Come si è visto prima, la ripartizione del 5 per mille del 2007 è ancora in corso. Dunque, bene che vada ci vogliono due anni per sapere come hanno “votato” gli italiani nelle loro dichiarazioni dei redditi. Dunque, il 5 per mille ai terremotati è una gigantesca bufala: ben che vada, sposta soldi da un capitolo all'altro del bilancio pubblico; mal che vada, toglie soldi al volontariato e alla società civile. Tutto in nome della bontà.

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