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Scudo fiscale, scopri le differenze

18/11/2009

Mettetevi in fila. Grande ressa (metaforica s'intende) agli sportelli dell'Irs, l'Internal Revenue Service dell'amministrazione Usa. 14.700 contribuenti hanno chiesto di aderire allo “scudo fiscale”: le virgolette sono d'obbligo, visto che da noi lo stesso nome indica una cosa completamente diversa. Ma restiamo per un attimo negli Stati Uniti. Da quelle parti, mentre la Svizzera e la sua Ubs rendono noti i criteri con i quali saranno comunicati al fisco Usa i nomi dei clienti in sospetto di evasione, dando seguito all'accordo firmato tra i due Stati lo scorso 19 agosto, i contribuenti fraudolenti hanno qualcosa da temere: se e quando arrivano le liste, saranno chiamati a pagare caro e pagare tutto (e di più). Anche se, a giudizio degli osservatori più attenti e sgamati su questioni di paradisi fiscali, il famoso accordo e soprattutto i suoi farraginosi strumenti attuativi non cancellano affatto l'esistenza del paradiso fiscale svizzero per il futuro (si vedano i commenti sul Tax Justice Network), sta di fatto che nell'immediato il timore di trovarsi il nome nella lista – e subito dopo su internet – deve essere reale. Tant'è che lo “scudo fiscale” made in Usa sta avendo un grosso successo, anche se offre molto meno di quel che offre l'amnistia italiana: le 14.700 adesioni arrivate finora, ha detto i commissario dell'Irs Doug Shulman, sono il doppio del previsto e non sono neanche lontanamente paragonabili alle 100 autodenunce all'anno che arrivano in tempi normali. Aderendo allo “scudo”, i contribuenti americani infedeli riescono a evitare il processo penale – la denuncia per crimini fiscali – e a ridurre le sanzioni sulla somma evasa. Ma devono pagare fino all'ultimo cent le imposte dovute per gli anni in cui hanno nascosto i loro soldi in Svizzera (o altrove).

Da noi, com'è noto (si vedano su questo stesso sito Pitagora e Tassani), l'offerta è molto più allettante. All'abolizione delle sanzioni tributarie e all'amnistia per crimini fiscali si aggiunge un pacchetto ben più consistente di condoni, con una lista di reati considerevole, e con corrispondente annacquamento degli strumenti anti-riciclaggio. E soprattutto c'è un super-super sconto sulle imposte pregresse: negli Usa si pagano tutte, qui si paga solo il 5%. Ma con tutta evidenza non basta, o almeno il governo italiano pensa che l'offerta non sia sufficiente a garantire l'arrivo in massa della clientela, che allora viene indotta a “comprare” lo scudo anche con mezzi più minacciosi: il grande movimento di finanzieri dalle parti svizzere (mossa poco diplomatica e molto telegenica), la spedizione di decine di migliaia di lettere a tutti coloro che risultano aver movimentato somme verso l'estero. Lettere che non costituiscono l'inizio di un procedimento tributario, che formalmente non valgono nulla, ma che suonano più o meno così: sappiamo che ci siete, che avete spostato un po' di soldi, potremmo farvi un accertamento, perché non pagate il 5% e non se ne parla più? A prescindere dallo stile – li chiamano avvisi bonari, ma tecnicamente funzionano come la raccolta del pizzo -, c'è da chiedersi perché ci sia bisogno di usare anche il bastone quando la carota è così dolce e appetitosa. Forse perché il meccanismo dei condoni è auto-distruttivo (si spera sempre che tra un po' ce ne sarà uno migliore). O perché servono tanti ma tanti soldi, e si spera di fare il colpaccio.

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Serve una armonizzazione fiscale europea

Le rappresentanze di interessi che stanno alla radice della attuale maggioranza di governo in Italia orientano un provvedimento che alimenta solo l'infedeltà fiscale futura, in cambio di una elemosina per l'erario nazionale. Diverso è il caso degli Stati Uniti, che già con l'amministrazione Bush avevano avviato un duro confronto con il paradiso fiscale elvetico, e che ora, con l'Amministrazione Obama, hanno ulteriormente affilato le armi. Credo che sia giunto il momento di fare una battaglia per l'armonizzazione fiscale in Europa, da mettere al fianco della armonizzazione monetaria ormai realizzata. E' l'unico scudo che ci può proteggere da comportamenti orientati alla benevolenza verso gli evasori fiscali.

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