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Ex Falck, via libera nonostante tutto

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La città di Sesto San Giovanni è tagliata in due dall'immensa area industriale dismessa dove avevano sede le acciaierie Falck. È per questo, probabilmente, che non arrivano in Comune le notizie di ciò che accade a Monza (a Nord-est di Sesto), dove la Procura sta indagando su presunte tangenti legate alla riqualificazione dell'immensa area ex Falck, un intervento da 4 miliardi di euro.
Non si spiegherebbe, altrimenti, il laconico comunicato con cui l'amministrazione comunale annuncia che “il 18 agosto [scorso] la Giunta ha esaminato la proposta di delibera del Programma integrato di intervento sulle aree ex Falck e scalo ferroviario, dopo la conclusione della fase istruttoria da parte del Comune”, annunciando che “la proposta verrà discussa nei Consigli Comunali dell'8 e 9 settembre”.
Come se l'intera operazione non fosse al vaglio degli inquirenti, che stanno cercando di capire se la capacità edificatoria accordata dal Comune di Sesto a favore dei proprietari dell'area (prima Giuseppe Pasini poi Luigi Zunino e infine Davide Bizzi) dipenda o meno dalle elargizioni a favore di tecnici comunali e amministratori della città. Tra giovedì e venerdì il consiglio comunale adotterà il Piano, che accorda a favore della società Sesto Immobiliare, controllata da Davide Bizzi, una capacità edificatoria di oltre un milione di metri quadrati.
Per la precisione, 1.012.134 metri quadrati in totale. Che corrispondono a circa 507mila metri quadrati di edilizia residenziale (libera, 485.824 m2, pari all'80% del totale, e convenzionata, 121,456 m2, il 20 per cento del costruito), 49mila di produzione beni e servizi; 81mila di produttivo; 147.853 m2 di terziario; 27mila di ricettivo. Più 100mila m2 di grande (un centro commerciale da 50.000 metri quadrati) e media distribuzione e commercio di vicinato. A ciò si aggiungono 598.625 metri quadrati di parcheggi interrati.
A leggere la Relazione economico finanziaria del progetto saltano all'occhio alcuni dati interessanti: il primo è il ricavo ipotizzato dalle vendite, pari a 4.056.984.000 euro. Oltre 4 miliardi di euro, a fronte di costi per 3.530.553.000, oltre 2 miliardi dei quali per l'acquisto dell'area da Risanamento spa e la costruzione delle opere.

Tra le fonti di copertura, Sesto Immobiliare indica “autofinanziamento garantito dai flussi di cassa derivanti dagli acconti relativi alla cessione delle superfici private, per un ammontare complessivo pari a 835 milioni di euro circa”. Il 23 per cento dei costi di progetto dovrebbero essere coperti -spiega Sesto Immobiliare nella Relazione economia finanziaria- “dagli acconti sulle cessioni delle superfici private al netto delle spese di intermediazione e delle imposte pagate dalla società. Il Piano prevede infatti che il 30% dell’importo di ogni vendita sia versato dagli acquirenti a titolo di acconto in data antecedente al rogito”.
2,7 miliardi di euro, invece, arriveranno dalle banche, grandi protagoniste della scalata di Davide Bizzi all'area ex Falck. Nella Relazione, Sesto Immobiliare spiega che “il Proponente ha sottoscritto contratti di finanziamento con il sistema bancario per un commitment complessivo di 500 milioni di euro circa per firma e per cassa, unita ad una manifestazione di disponibilità a supportare la parte residua”.
Il ruolo delle banche pesa anche alla voce uscite: “gli oneri finanziari generati dal ricorso al finanziamento bancario per la copertura di una quota dei costi di Progetto, vengono capitalizzati durante la fase realizzativa ed ammontano a 430 milioni di euro circa in relazione alla linea capex (interessi passivi, commitment fee ed imposta sostitutiva), Construction Loan (interessi passivi, oneri istruttoria commitment fee ed imposta sostitutiva), Finanziamento IVA (interessi passivi,commitment fee ed imposta sostitutiva), linee acquisitive (interessi passivi) e linea per firma su garanzie per bonifiche e opere di urbanizzazione (commitment fee e costo della garanzia)”.
Se anche il progetto non andasse a buon fine, chi guadagnerà da quest'operazione, dopo averne curato la regia (“la Banca [Intesa] è, insieme ai soggetti politici, l'elemento di continuità […] negli undici anni di storia della riqualificazione dell'area Falck. È Banca Intesa, insieme a Penati, a 'spingere' Pasini, è sempre Banca Intesa a sostituire il costruttore con Zunino nel 2005 e con Bizzi nel 2010, Gip, 24 giugno 2011), c'è già.
Intanto il 4 settembre il gruppo consigliare dei Verdi per la costituente ecologista, con il capogruppo Orazio La Corte, ha indirizzato una lettera aperta al sindaco della città, Giorgio Oldrini, in cui -oltre a chiedere le dimissioni del primo cittadino- dà “indicazione di voto” in vista dei consigli comunali dell'otto e nove settembre: “Respingiamo il Piano integrato d'intervento Falck che andrà in approvazione per lasciare questa decisione importantissima per la città alla nuova giunta che sarà eletta a maggio del 2012, a garanzia di legalità e trasparenza”. Perché dopo l'adozione in consiglio tornare indietro sarà (sarebbe) difficile e oneroso.

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